Cavalleria Cristiana

"È autentica Cavalleria Cristiana quella dei Cavalieri Erranti, nel duplice senso di andare ed errare, simili ai saggi e giusti di Dio, i quali si ritirano di tanto in tanto nella fortezza della Tradizione Interiore per dare la scalata alle vette dello Spirito" Primo Siena

lunedì 20 febbraio 2017

Se si sia tenuti a sopportare gli insulti che si ricevono.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo di ieri (Mt 5,38-48):

«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
 DIMOSTRAZIONE: Come è necessaria la pazienza nelle azioni compiute da noi, così è necessaria nelle parole contrarie che ci riguardano. Ora, l‘obbligo di sopportare le azioni ingiuriose è da considerarsi quale predisposizione dell‘animo, come dice S. Agostino [De serm. Dom. in monte 1, 19] spiegando quel precetto del Signore [Mt 5, 39]: «Se uno ti percuote su una guancia, porgigli anche l‘altra»; cioè nel senso che uno deve essere disposto a farlo, se è necessario. Ma nessuno è tenuto a farlo sempre nella realtà, poiché neppure il Signore lo fece, p. es. quando dopo aver ricevuto uno schiaffo disse [Gv 18, 23]: «Perché mi percuoti?». Quindi anche a proposito delle parole offensive vale lo stesso criterio. Infatti siamo tenuti ad avere l‘animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò è richiesto. Ma in certi casi è necessario respingere le ingiurie: e specialmente per due motivi. Primo, per il bene di chi insulta: cioè per reprimerne l‘audacia, ossia perché non osi ripetere tali atti. Nei Proverbi [26, 5] infatti si legge: «Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, perché egli non si creda saggio». Secondo, per il bene di altre persone che potrebbe venire compromesso dagli insulti fatti a noi. Per cui S. Gregorio [In Ez hom. 9] insegna: «Coloro la cui vita deve servire d‘esempio, se possono, devono far tacere i loro detrattori: affinché coloro che possono ascoltare la loro predicazione non ne siano distolti rimanendo così nei loro vizi, senza curarsi di vivere onestamente».

ANALISI delle obiezioni: 1. Si è tenuti a reprimere l‘audacia di chi insulta, ma con la debita moderazione: cioè per compiere un dovere di carità, e non per la brama del prestigio personale. Da cui le parole dei Proverbi [26, 4]: «Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non divenire anche tu simile a lui». 2. Nel reagire alle contumelie subite da altri non c‘è da temere la brama del prestigio personale come nel reagire a quelle rivolte contro di noi: infatti ciò pare derivare piuttosto da un sentimento di carità. 3. Se uno tacesse col proposito di provocare in tal modo l‘ira di chi lo insulta, si avrebbe una vendetta. Se invece uno tace volendo «lasciar fare all‘ira [divina]» [Rm 12, 19], allora si ha un atto lodevole. Da cui le parole [Sir 8, 3]: «Non litigare con un uomo linguacciuto e non aggiungere legna sul suo fuoco».
Nell'Angelus di ieri (domenica 19 Febbraio), Papa Francesco ha detto:
"Per Gesù il rifiuto della violenza può comportare anche la rinuncia ad un legittimo diritto; e ne dà alcuni esempi: porgere l’altra guancia, cedere il proprio vestito o il proprio denaro, accettare altri sacrifici (cfr vv. 39-42). Ma questa rinunDIMOSTRAZIONE: Come è necessaria la pazienza nelle azioni compiute da noi, così è necessaria nelle parole contrarie che ci riguardano. Ora, l‘obbligo di sopportare le azioni ingiuriose è da considerarsi quale predisposizione dell‘animo, come dice S. Agostino [De serm. Dom. in monte 1, 19] spiegando quel precetto del Signore [Mt 5, 39]: «Se uno ti percuote su una guancia, porgigli anche l‘altra»; cioè nel senso che uno deve essere disposto a farlo, se è necessario. Ma nessuno è tenuto a farlo sempre nella realtà, poiché neppure il Signore lo fece, p. es. quando dopo aver ricevuto uno schiaffo disse [Gv 18, 23]: «Perché mi percuoti?». Quindi anche a proposito delle parole offensive vale lo stesso criterio. Infatti siamo tenuti ad avere l‘animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò è richiesto. Ma in certi casi è necessario respingere le ingiurie: e specialmente per due motivi. Primo, per il bene di chi insulta: cioè per reprimerne l‘audacia, ossia perché non osi ripetere tali atti. Nei Proverbi [26, 5] infatti si legge: «Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, perché egli non si creda saggio». Secondo, per il bene di altre persone che potrebbe venire compromesso dagli insulti fatti a noi. Per cui S. Gregorio [In Ez hom. 9] insegna: «Coloro la cui vita deve servire d‘esempio, se possono, devono far tacere i loro detrattori: affinché coloro che possono ascoltare la loro predicazione non ne siano distolti rimanendo così nei loro vizi, senza curarsi di vivere onestamente».

ANALISI delle obiezioni: 1. Si è tenuti a reprimere l‘audacia di chi insulta, ma con la debita moderazione: cioè per compiere un dovere di carità, e non per la brama del prestigio personale. Da cui le parole dei Proverbi [26, 4]: «Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non divenire anche tu simile a lui». 2. Nel reagire alle contumelie subite da altri non c‘è da temere la brama del prestigio personale come nel reagire a quelle rivolte contro di noi: infatti ciò pare derivare piuttosto da un sentimento di carità. 3. Se uno tacesse col proposito di provocare in tal modo l‘ira di chi lo insulta, si avrebbe una vendetta. Se invece uno tace volendo «lasciar fare all‘ira [divina]» [Rm 12, 19], allora si ha un atto lodevole. Da cui le parole [Sir 8, 3]: «Non litigare con un uomo linguacciuto e non aggiungere legna sul suo fuoco».cia non vuol dire che le esigenze della giustizia vengano ignorate o contraddette; no, al contrario, l’amore cristiano, che si manifesta in modo speciale nella misericordia, rappresenta una realizzazione superiore della giustizia."

Vogliamo riportare ora l'interpretazione di San Tommaso d'Aquino [Summa Teologica - Quaestio 72 - Articolo 3] riguardo alla sopportazione degli insulti ricevuti.

ARTICOLO 3 - Se si sia tenuti a sopportare gli insulti che si ricevono.

Pare che uno non sia tenuto a sopportare gli insulti che riceve. Infatti:

1. Chi sopporta l‘insulto che riceve incoraggia l‘ardire di chi insulta. Ma questa non è una cosa da farsi. Quindi non si devono sopportare le contumelie che si ricevono, ma piuttosto rispondere a chi le infligge.

2. Un uomo è tenuto ad amare se stesso più degli altri. Ora, uno non deve sopportare l‘insulto fatto ad altri, poiché sta scritto [Pr 26, 10 Vg]: «Chi impone il silenzio allo stolto acquieta l‘ira». Perciò si è anche tenuti a non sopportare gli insulti ricevuti personalmente.

3. A nessuno è permesso di vendicarsi, poiché sta scritto [Eb 10, 30]: «A me la vendetta! Io darò la retribuzione». Ma non reagendo agli insulti uno si vendica, poiché secondo il Crisostomo [In Rm hom. 22]: «Se vuoi vendicarti, taci: e gli avrai inferto una piaga mortale». Quindi uno non deve sopportare in silenzio le parole oltraggiose, ma piuttosto rispondere. In contrario: Il Salmista [37, 13 s.] ha scritto: «Tende lacci chi attenta alla mia vita»; e aggiunge: «Ma io come un sordo non ascolto, e come un muto non apro la bocca».

Giustamente ieri il Pontefice ha detto: Quello che Gesù ci vuole insegnare è la netta distinzione che dobbiamo fare tra la giustizia e la vendetta. Distinguere tra giustizia e vendetta. La vendetta non è mai giusta. Ci è consentito di chiedere giustizia; è nostro dovere praticare la giustizia. Ci è invece proibito vendicarci o fomentare in qualunque modo la vendetta (...)

Come possiamo dunque praticare la giustizia? Un suggerimento è dato dalla dimostrazione che fa San Tommaso.


DIMOSTRAZIONE: Come è necessaria la pazienza nelle azioni compiute da noi, così è necessaria nelle parole contrarie che ci riguardano. Ora, l‘obbligo di sopportare le azioni ingiuriose è da considerarsi quale predisposizione dell‘animo, come dice S. Agostino [De serm. Dom. in monte 1, 19] spiegando quel precetto del Signore [Mt 5, 39]: «Se uno ti percuote su una guancia, porgigli anche l‘altra»; cioè nel senso che uno deve essere disposto a farlo, se è necessario. Ma nessuno è tenuto a farlo sempre nella realtà, poiché neppure il Signore lo fece, p. es. quando dopo aver ricevuto uno schiaffo disse [Gv 18, 23]: «Perché mi percuoti?». Quindi anche a proposito delle parole offensive vale lo stesso criterio. Infatti siamo tenuti ad avere l‘animo preparato a sopportare gli insulti quando ciò è richiesto. Ma in certi casi è necessario respingere le ingiurie: e specialmente per due motivi. Primo, per il bene di chi insulta: cioè per reprimerne l‘audacia, ossia perché non osi ripetere tali atti. Nei Proverbi [26, 5] infatti si legge: «Rispondi allo stolto secondo la sua stoltezza, perché egli non si creda saggio». Secondo, per il bene di altre persone che potrebbe venire compromesso dagli insulti fatti a noi. Per cui S. Gregorio [In Ez hom. 9] insegna: «Coloro la cui vita deve servire d‘esempio, se possono, devono far tacere i loro detrattori: affinché coloro che possono ascoltare la loro predicazione non ne siano distolti rimanendo così nei loro vizi, senza curarsi di vivere onestamente».

ANALISI delle obiezioni: 1. Si è tenuti a reprimere l‘audacia di chi insulta, ma con la debita moderazione: cioè per compiere un dovere di carità, e non per la brama del prestigio personale. Da cui le parole dei Proverbi [26, 4]: «Non rispondere allo stolto secondo la sua stoltezza, per non divenire anche tu simile a lui». 2. Nel reagire alle contumelie subite da altri non c‘è da temere la brama del prestigio personale come nel reagire a quelle rivolte contro di noi: infatti ciò pare derivare piuttosto da un sentimento di carità. 3. Se uno tacesse col proposito di provocare in tal modo l‘ira di chi lo insulta, si avrebbe una vendetta. Se invece uno tace volendo «lasciar fare all‘ira [divina]» [Rm 12, 19], allora si ha un atto lodevole. Da cui le parole [Sir 8, 3]: «Non litigare con un uomo linguacciuto e non aggiungere legna sul suo fuoco».

venerdì 17 febbraio 2017

Parigi 2016: l'immigrazione di massa nelle strade della capitale francese.


"Le leggi di Francia non riconoscono piú il Creatore, ma il Creatore si farà conoscere e la visiterà per tre volte con la verga del suo furore. La prima volta, Egli abbatterà la sua superbia con le sconfitte, con il saccheggio e con la strage dei raccolti, degli animali e degli uomini. La seconda volta, la grande prostituta di Babilonia, quella che i buoni chiamano il "Postribolo d'Europa", sarà privata del capo, in preda a disordini! Parigi… Parigi! Invece di armarti nel nome del Signore, tu ti circondi di case di immoralità! Ma esse saranno distrutte da te stessa! L'idolo tuo, il Panteon, sarà incenerito, affinché si avveri che mentita est iniquitas sibi (l'iniquità ha mentito a sé stessa). I tuoi nemici ti metteranno nelle angustie, nella fame, nello spavento e nell'abominio delle nazioni. Ma guai a te se non riconoscerai la mano di chi ti percuote! Io voglio punire l'immoralità, l'abbandono, il disprezzo della mia legge! La terza volta, tu cadrai in mano straniera: i tuoi nemici vedranno da lontano i tuoi palazzi in fiamme, le tue abitazioni divenute un mucchio di rovine, bagnate dal sangue dei tuoi prodi che non sono piú! Ma ecco un gran guerriero dal Nord che tiene, nella sua mano destra, uno stendardo sul quale è scritto: "Irresistibile mano del Signore!". 
In quell'istante il venerabile Vegliardo del Lazio gli andò incontro, sventolando una fiaccola ardentissima. Allora, lo stendardo si dilatò, e di nero che era divenne bianco come la neve. Nel mezzo dello stendardo, in lettere d'oro, stava scritto il nome di COLUI che tutto può! Il guerriero e i suoi si inchinarono, profondamente, davanti al Vegliardo, e si strinsero le mani. 
Ora la voce del Cielo è per il Pastore dei pastori: Tu e i tuoi assessori, sei nella grande riunione, ma il nemico del bene non si dà un attimo di pace; egli studia e pratica ogni articolo contro di te. Egli seminerà discordia tra i tuoi assessori, susciterà nemici tra i miei figli. Le potenze del secolo vomiteranno fuoco e vorranno spegnere le parola dei guardiani della mia legge. Ma questo non avverrà! Faranno del male, sí, ma lo faranno a sé stessi. Tu, affrettati! Se le difficoltà perdureranno, vengano stroncate! Se tu ti troverai in difficoltà, non arrestarti, ma continua finché non verrà troncato il capo dell'idra dell'errore. Questo colpo farà tremare la terra e l'inferno, ma il mondo verrà assicurato e i tuoi buoni esulteranno. Tienti attorno a te anche solo due assessori, ma ovunque tu andrai, continua e termina l'opera che ti fu affidata. I giorni corrono veloci, i tuoi anni avanzano verso la tua ora segnata, ma la grande regina sarà sempre il tuo aiuto e, come per il passato, cosí per l'avvenire sarà sempre magnum et singulare in Ecclesia præsidium (grande e singolare difesa della Chiesa)!
"


giovedì 2 febbraio 2017

L'accusa dei tradizionalisti Usa: "Così Obama ricattò Ratzinger"

Nella rivista "The Remnant", i tradizionalisti chiedono a Trump un'inchiesta sulle mosse di Barack Obama che avrebbero portato alle dimissioni di Benedetto XVI

Donald Trump e papa Francesco. Che non corra buon sangue tra i due non è una novità. Il primo tira dritto sui muri anti-immigrati e i blocchi ai rifugiati, il secondo non nasconde di preferire chi apre le porte al prossimo, "secondo le indicazioni del Vangelo".  

Bene. Eppure nella relazione tra i due potrebbe inserirsi un nuovo capitolo interessante e che dagli Usa arriva diritto nelle segrete stanze del Vaticano: l'accusa avanzata da alcuni cattolici sulle mosse di Obama nell'abdicazione di Ratzinger.
Il 20 gennaio scorso la rivista cattolica tradizionalista "The Renmant" ha scritto una lettera aperta al nuovo Presidente americano per chiedergli di fare chiarezza sulle mosse Oltretevere di Barack Obama e il suo ruolo nell'abdicazione del papa emerito, Benedetto XVI. A firmare la missiva sono stati David Sonnier, ex tenente colonnello dell'esercito Usa, Christopher Ferrara, presidente dell'associazione avvocati cattolici americani, e Michael Matt, direttore di The Renmant. Il fulcro della missiva, che prende spunto da alcune rivelazioni e documenti pubblicati da Wikileaks, è il sospetto che "il cambio di regime [in Vaticano] sia stato progettato dall'amministrazione Obama". Niente più e niente meno. Si tratterebbe di uno scandalo.
"Durante il terzo anno del primo mandato dell'amministrazione Obama - si legge nella lettera aperta - il segretario di Stato Hilllary Clinton, e altri funzionari del governo, hanno proposto una "rivoluzione" cattolica il cui obiettivo era la scomparsa definitiva di ciò che che restava della Chiesa cattolica in America". I sospetti nascono da una e-mail che John Podesta, consigliere della Clinton, inviò a Sandy Newman, direttore di una rivista progressista. Nella e-mail Podestà spiega al suo interlocutore che sta cercando di realizzare una "primavera cattolica" in Vaticano simile alle "primavere" che hanno ribaltato i regimi del Nord Africa.
Secondo i firmatari della missiva, l'elezione di Papa Francesco sarebbe servita a "dare un appoggio spirituale al programma ideologico radicale della sinistra internazionale", tanto che oggi il pontefice sarebbe ormai diventato "il leader della sinistra mondiale". La rivista The Renmant, quindi, chiede a Trump di aprire una inchiesta che spieghi "per quale motivo la NSA ha monitorato il conclave che ha eletto papa Francesco", "quali operazioni segrete sono state effettuate dal governo Usa sulle dimissioni di Benedetto XVI" e renda conto delle "transazioni monetarie con il Vaticano sospese pochi giorni prima delle dimissioni di Ratzinger". In effetti nel dicembre 2013 Deutsche Bank chiuse i bancomat all'interno della Santa Sede con la scusa delle indagini sulle norme anti-riciclaggio sullo Ior, ma poi il giorno il giorno successivo alle dimissioni dell'ex pontefice il Vaticano e la banca trovarono subito un accordo. Riaprendo i bancomat.
Infine, i firmatari chiedono al presidente di chiarire il ruolo di Podesta in quella che lui stesso avrebbe definito "primavera cattolica", quale influenza abbia avuto il finanziere George Soros e se l'amministrazione Obama sia entrata in qualche modo in contatto con quella che è stata chiamata la "mafia di San Gallo", ovvero il consesso di cardinali e vescovi (Carlo Maria Martini, Adriaan Van Luyn, Walter Kasper e Karl Lehman, Achille Silvestrini eBasil Hume) che già nel 2005 avrebbe individuato in Bergoglio il papa perfetto per la riforma della Chiesa in senso progressista.

Claudio Cartaldo (Il Giornale)
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/laccusa-dei-tradizionalisti-usa-cos-obama-ricatt-ratzinger-1358671.html
 

venerdì 27 gennaio 2017

La grande fragilità di papa Bergoglio dopo la sconfitta di Hillary Clinton (e di George Soros)

 A seguito delle numerose perplessità conseguenti all'enciclica "Amoris Laetitia", dei commissariamenti dell'Ordine di Malta e dei Francescani dell'Immacolata, alle esternazioni sui flussi migratori verso l'Europa, proponiamo un articolo di un giovane economista molto ferrato in analisi geopolitiche: Federico Dezzani.
Papa Francesco è in realtà una pedina delle élites atlantiste? Perché queste ambiguità sull'Amoris Laetitia e il silenzio alle domande dei cardinali Caffarra, Brandmueller, Burke (patrono dell'Ordine di Malta) e Meisner? Le dimissioni di Benedetto XVI hanno a che fare con il piano di "primavera cattolica" svelato da Wikileaks? Qual è il legame tra il "giornalista" Gianluigi Nuzzi e Gianroberto Casaleggio, burattinaio del Movimento 5 Stelle, definiti da Dalmazio Frau e Aldo La Fata "Criptopolitica che avanza"?


Robertus

 La grande fragilità di papa Bergoglio dopo la sconfitta di Hillary Clinton (e di George Soros)

di Federico Dezzani


Si è chiuso, senza gloria né echi, il Giubileo straordinario della Misericordia indetto da papa Jorge Mario: il buon senso avrebbe consigliato al pontefice una pausa per riflettere sul sostanziale fallimento dell’Anno Santo. Il papa, invece, ha moltiplicato gli sforzi per blindare la svolta modernista impressa alla Chiesa: nuova creazione di cardinali a lui fedeli e concessione a tutti i sacerdoti della facoltà di assolvere l’aborto. Forse Bergoglio ha fretta, perché sa che il contesto internazionale che lo ha portato sul Soglio Petrino si è dissolto con l’elezione di Donald Trump. Breve indagine su come l’amministrazione Obama e George Soros hanno introdotto il gesuita argentino, in forte odore di massoneria, dentro le mura leonine.

Jorge Mario Bergoglio? La versione petrina di Barack Hussein Obama

Cesaropapismo: “sistema di relazioni tra Stato e Chiesa, vigente nell’Impero romano d’Oriente e nella Russia degli zar, in virtù del quale il potere civile estendeva la propria competenza al campo religioso anche nei suoi problemi disciplinari e teologiciè la definizione data dell’Enciclopedia Treccani.
L’intervento dello Stato sugli affari religiosi, così da plasmare la Chiesa e la dottrina secondo le esigenze del potere temporale, è davvero circoscritto solo all’impero bizantino e, per riflesso, al mondo ortodosso? Il cesaropapismo è davvero estraneo all’Occidente moderno?
La maggior parte dei cattolici, collegando lo Stato autonomo del Vaticano al concetto di indipendenza, risponderebbero di sì: sono la gerarchia della Chiesa, ed in particolare il Vicario di Cristo in terra, a garantire la corretta osservanza della dottrina, senza che nessun potere esterno interferisca. Una minoranza di cattolici, più smaliziata (per non usare il termine “machiavellico”, che ha acquistato nei secoli una pessima connotazione), è invece consapevole che la Chiesa di Roma subisce, dalla notte dei tempi, gli influssi del mondo esterno: re francesi, imperatori tedeschi, generali corsi e dittatori italiani hanno sempre cercato di ritagliarsi una Chiesa su misura.
È una realtà più vera che mai dal secondo dopoguerra: il Vaticano, inglobato come il resto dell’Europa Occidentale nell’impero angloamericano, finisce inesorabilmente col subirne l’influenza politica, economica ed ideologica. Quanto avviene alla Casa Bianca, presto o tardi, si ripercuote dentro le mura leonine.
Se il potere temporale si sente poi particolarmente forte, se ha fretta di attuare la propria agenda e sa di poterla imporre con facilità alla Chiesa cattolica, indebolita da decenni di secolarizzazione della società ed in preda ad una profonda crisi d’identità, bé, allora, perché adeguarsi ai tempi dello Stato pontificio, che scorrono placidi come in tutte le monarchie? Conclave, fumata bianca, regno del pontefice, morte, conclave, etc. etc., in perpetuum? Non si potrebbe spingere a fondo “la modernizzazione” dello Stato pontificio (termine quasi blasfemo sino al Concilio Vaticano II), cosicché il papa “si dimetta”, come un amministratore delegato qualsiasi, e gli azionisti di maggioranza possano nominare un nuovo “chief executive officer” della Chiesa cattolica apostolica romana, sensibile ai loro interessi?
Durante la folle amministrazione di Barack Hussein Obama, periodo durante cui l’oligarchia euro-atlantica si è manifestata in tutte le sue forme, dal terrorismo islamico all’immigrazione selvaggia, dagli assalti finanziaria alle guerre per procura alla Russia, abbiamo assistito a tutto: comprese le dimissioni di papa Benedetto XVI, le prime da oltre 600 anni (l’ultimo pontefice ad abdicare fu Gregorio XII nel 1415), ed alla nascita di un ruolo, quello di “pontefix emeritus”, sinora mai attribuito ad un Vicario di Cristo vivente.
L’interruzione del pontificato di Joseph Ratzinger, seguita dal conclave del marzo 2013 che elegge l’argentino Jorge Mario Bergoglio, è una vera e propria “rivoluzione” per la Chiesa Cattolica, facilmente intellegibile a credenti ed atei: ad un pontefice “conservatore” come Benedetto XVI ne succede uno “progressista” come Francesco, ad un difensore dell‘ortodossia cattolica succede un modernista che vuole “rinnovare” la dottrina millenaria della Chiesa, ad un papa che aveva ribadito l’inconciliabilità tra Chiesa Cattolica e massoneria1 ne subentra uno che è in fortissimo odore di libera muratoria, ad un pontefice sicuro che solo nella Chiesa di Cristo c’è la salvezza segue un paladino dell’ecumenismo, talmente ardito da osare l’impensabile: “non esiste un Dio cattolico, esiste Dio” afferma ad Eugenio Scalfari nel 2013.
Il Fondatore de La Repubblica, ben introdotto negli ambienti “illuminati” nostrani ed internazionali, è in effetti un’ottima cartina di tornasole per afferrare il mutamento in seno alla Chiesa: si passa dall’editoriale “Da Pacelli a Ratzinger, la lunga crisi della Chiesa2 del maggio 2012, dove Scalfari ragiona a distanza sul pontificato “lezioso” di Ratzinger, rinfacciandogli una scarsa apertura alla modernità, a Lutero ed all’ecumenismo, al dialogo tête-à-tête del novembre 2016, dove Scalfari discetta amabilmente con Bergoglio di “meticciato universale”, tema tanto caro alla massoneria3.
Jorge Mario Bergoglio è, per usare una definizione sintetica, la versione petrina di Barack Hussein Obama. Si potrebbe sostenere che sia stato il presidente americano ad installare il gesuita ai vertici della Chiesa, ma sarebbe un’affermazione soltanto verosimile. Come vedremo tra breve, infatti, sono gli stessi ambienti che hanno appoggiato Barack Obama (e che avevano investito tutto su Hillary Clinton nelle ultime elezioni) ad aver preparato il terreno su cui è germogliato il pontificato di Bergoglio. È il milieu, per non tenere i lettori sulle spine, della finanza angloamericana, di George Soros e dell’establishment anglofono liberal.
Se si riflette sugli ultimi tre anni di pontificato, l’azione del papa sembra infatti ricalcata sull’amministrazione democratica. Obama si fa il paladino della lotta al surriscaldamento globale, culminata col Trattato di Parigi del dicembre 2015? Bergoglio risponde con l’enciclica ambientalista “Laudato si”. Obama ed i suoi ascari europei, Merkel e Renzi in testa, incentivano l’immigrazione di massa? Bergoglio ne fornisce la copertura religiosa, finendo col dedicare la maggior parte del pontificato al tema. Obama legalizza i matrimoni omosessuali? Bergoglio si spende al massimo affinché il Sinodo sulla famiglia del 2014 si spinga in questa direzione. Obama vara una discussa riforma sanitaria che incentiva l’uso di farmaci abortivi? Bergoglio allarga all’intera platea di sacerdoti, anziché ai soli vescovi, la facoltà di assolvere dall’aborto.
Come è stato possibile insediare in Vaticano un pontefice che fosse in perfetta sintonia con l’amministrazione democratica di Obama e, sopratutto, espressione degli interessi massonici-finanziari retrostanti?
Ebbene, cercheremo di fornire una riposta al quesito col presente articolo.
Alcuni, specie i cattolici più sanguigni, vedono nella caduta di Ratzinger e nella nomina di Bergoglio nient’altro che l’azione del demonio: l’avvento, secondo alcuni, addirittura di quel papa nero che secondo la profezia di Nostradamus spalancherà le porte dell’Apocalisse. Noi, abituati a vivisezionare il potere (sovente “demoniaco”, questo sì) con criteri scientifici, adotteremo però il solito approccio storico-deterministico, cercando i principi di causa-effetto che hanno portato alla caduta di Ratzinger prima, ed all’ascesa al soglio petrino di Bergoglio poi.
Se, malauguratamente, nella nostra ricerca ci dovessimo imbattere in forze demoniache, bé, possiamo solo sperare che la Provvidenza ci protegga.
Ora. Il primo passo in questi casi è, come sempre, sbarazzarsi della vecchia gerarchia, il maggiore intralcio per l’insediamento di quelle nuove figure su cui il Potere scommette tutto: è una dinamica già vista in Italia con Tangentopoli, che spazzò via la vecchia classe dirigente italiana spianando la strada ai governi “europeisti” di Amato, Prodi, etc.; già vista in Germania con la Tangentopoli tedesca che decapitò la CDU e favorì l’emergere della semi-sconosciuta Angela Merkel; già vista a Firenze con lo scandalo urbanistico sull’area Castello che eliminò l’assessore-sceriffo Graziano Cioni ed avviò la scalata al potere di Matteo Renzi; già vista in Brasile con lo scandalo Petrobas che ha causato la caduta di Dilma Rousseff e la nomina a presidente del massone Michel Temer; etc. etc.
Accuse di corruzione (fondante o non), illazioni infamanti, minacce, sinistre allusioni, carcerazioni preventive, battage della stampa, false testimonianze, omicidi: qualsiasi mezzo è impiegato per “scalzare” i vecchi vertici indesiderati. Nel nostro caso, l’obiettivo sono il papa Joseph Ratzinger ed il suo seguito di cardinali conservatori, da defenestrare a qualsiasi costo per l’avvento di un pontefice modernista, il gesuita Jorge Mario Bergoglio.

Vatileaks & Co: come defenestrare un papa

Tracciamo quindi una breve cronologia ragionata dei fatti che portarono alla clamorosa rinuncia di Ratzinger al Soglio Petrino nel febbraio 2013 ed alla nomina a vescovo di Roma del gesuita Bergoglio.
Aprile 2009: Barack Obama si è insediato alla Casa Bianca da appena tre mesi e con lui quell’oligarchia liberal decisa a sbarazzarsi di Benedetto XVI. In Italia esce Vaticano S.p.A., un libro che “grazie all’accesso, quasi casuale, a un archivio sterminato di documenti ufficiali, spiega per la prima volta il ruolo dello IOR nella prima e nella seconda Repubblica4: mafia, massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato sono il mix di questo bestseller che apre la campagna di fango ed intimidazione contro Ratzinger.
L’autore del libro è Gianluigi Nuzzi che, particolare molto interessante ai fini della nostra analisi, è uno dei pochi giornalisti italiani ad essere in stretti rapporti con il solitamente schivo Gianroberto Casaleggio: Nuzzi ottiene nel 2013 dal guru del M5S una lunga intervista5 e, tre anni dopo, partecipa alle sue esequie a Milano.



È quindi lecito supporre che Nuzzi, penna de Il Giornale, Libero ed il Corriere della Sera, confezioni “Vaticano S.p.a” ed il successivo bestseller “Vatileaks”, avvalendosi delle fonti passategli dagli stessi ambienti che si nascondo dietro Gianroberto Casaleggio ed il M5S: i servizi atlantici e, in particolare, quelli britannici che storicamente vivono in simbiosi con la massoneria.
Biennio 2010-2011: sono due anni durissimi per il pontificato di Ratzinger, assalito da ogni lato dalle inchieste sulla pedofilia, il tallone d’Achille della Chiesa cattolica su cui l’oligarchia atlantica può colpire con facilità, infliggendo ingenti danni. “Scandalo pedofilia, il 2010 è stato l’annus horribilis della Chiesa cattolica” scrive nel gennaio 2011 il Fatto Quotidiano6. È lo stesso periodo in cui l’argentino Luis Moreno Ocampo, primo Procuratore capo della Corte Penale Internazionale ed ex-consulente della Banca Mondiale, valuta se accusare il pontefice Ratzinger di crimini contro l’umanità, imputandogli i “delitti commessi contro milioni di bambini nelle mani di preti e suore ed orchestrati dal papa7.
Anno 2012: disponiamo oggi (dopo le rivelazioni di Wikileaks dello scorso ottobre) di un importante documento risalente al suddetto anno, indispensabile per capire le trame che portano alla caduta di Ratzinger ed all’ascesa nel “modernista” Bergoglio. È infatti il febbraio 2012 quando John Podesta scrive a Sandy Newman un’email intitolata: “opening for a Catholic Spring? just musing…” ossia “Preparare una Primera cattolica? Qualche riflessione…”. Chi sono i due uomini?
Podesta, finito recentemente alla ribalta nella veste di presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton, è un papavero dell’establishment liberal: già Capo di gabinetto della Casa Bianca ai tempi di Bill Clinton, Podesta è anche fondatore del pensatoio Center for American Progress, di cui uno dei principali donatori è lo speculatore George Soros. Sandy Newman è invece una figura più defilata, ma non per questo meno importante (o forse addirittura più importante?) di Podesta: è dirigente e fondatore di alcune associazioni progressiste8 (Voices for Progress, Project VOTE!, Fight Crime: Invest in Kids) e attraverso i suoi programmi si fa le ossa nel 1992, fresco di dottorato, nientemeno che Barack Hussein Obama.
Cosa si dicono Podesta e Newman in questo prezioso scambio di email? Riportiamone uno stralcio9:
“Newman: There needs to be a Catholic Spring, in which Catholics themselves demand the end of a middle ages dictatorship and the beginning of a little democracy and respect for gender equality in the Catholic church. (…) Podesta: We created Catholics in Alliance for the Common Good to organize for a moment like this. But I think it lacks the leadership to do so now. Likewise Catholics United. Like most Spring movements, I think this one will have to be bottom up”.
Negli ambienti anglosassoni liberal, gli stessi dove si discute da anni della necessità di un Concilio Vaticano III che apra a omosessuali, aborto e contraccezione (“The World Needs a New Vatican Council” scrive nel 2010 un membro del sullodato Center for American Progress10), si parla quindi apertamente di una Primavera Cattolica, che ponga fine alla dittatura medioevale della Chiesa, sulla falsariga della Primavera Araba che ha appena sconquassato il Medio Oriente. “Come tutti le Primavere” dice Podesta, “anche questo movimento deve andare dal basso verso l’alto.L’obiettivo dell’oligarchia atlantica è quindi il vertice della Chiesa, il conservatore Joseph Ratzinger? La risposta, considerati gli sviluppi successivi, è sì.
Di lì a poche settimane, parte infatti la manovra a tenaglia che nell’arco di una decina di mesi porterà alla clamorose dimissioni di Benedetto XVI: è il cosiddetto Vatileaks, una furiosa campagna mediatica che attaccando su più fronti (IOR, abusi sessuali, lotte di palazzo, la controversa gestione della Segreteria di Stato da parte del cardinale Bertone, etc. etc.) infligge il colpo di grazia al già traballante pontificato del conservatore Ratzinger, dipinto come “troppo debole per guidare la Chiesa”. Esula dalla nostro articolo l’analisi della contorta e complessa vicenda del “Vatileaks”: quello che ci preme sottolineare è come l’intero scandalo poggi sulla fuga di notizie, un’attività che dalla notte dei tempi è svolta dai servizi segreti.
Notizie trafugate sono quelle che consentono al solito Gianluigi Nuzzi di confezionare il secondo bestseller, il libro-terremoto che esce nel maggio 2012: “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”, poi tradotto in inglese dalla Casaleggio Associati con l’emblematico titolo “Ratzinger was afraid: The secret documents, the money and the scandals that overwhelmed the pope”. Chi è la fonte di Nuzzi, il cosiddetto “corvo”? Come nel più banale dei racconti gialli, è il maggiordomo, quel Paolo Gabriele che funge da capro espiatorio per una macchinazione ben più complessa.
Notizie trafugate sono quelle che compaiono sul Fatto Quotidiano11, utili a dimostrare che lo IOR, gestito da Ettore Gotti Tedeschi, “non ha alcuna intenzione di attuare gli impegni assunti in sede europea per aderire agli standard del Comitato per la valutazione di misure contro il riciclaggio di capitali e non ha alcuna intenzione di permettere alle autorità antiriciclaggio vaticane e italiane di guardare cosa è accaduto nei conti dello IOR prima dell’aprile 2011”. Gotti Tedeschi verrà brutalmente licenziato dallo IOR il 25 maggio, lo stesso giorno dell’arresto del maggiordomo Gabriele, così da alimentare il sospetto che i “corvi” siano ovunque, anche ai vertici dello IOR, Gotti Tedeschi compreso.
Notizie trafugate, infine, sono gli stralci pubblicati da Concita De Gregorio su La Repubblica e Ignazio Ingrao su Panorama nel febbraio 2013, estrapolati da un presunto dossier segreto e concernenti una fantomatica “lobby omosessuale in Vaticano”: sarebbe la gravità di questo documento, secondo le ricostruzione della stampa, ad aver convinto Ratzinger alle dimissioni12.
Si arriva così all’11 febbraio 2013: durante un concistoro per la canonizzazione di alcuni santi, Benedetto XVI, visibilmente affaticato, comunica in latino la clamorosa rinuncia al Soglio Petrino13. Il papa fu costretto alle dimissioni sotto ricatto? Era effettivamente spaventato?



Ratzinger ha recentemente ribadito che quella drammatica scelta “non si è trattata di una ritirata sotto la pressione degli eventi o di una fuga per l’incapacità di farvi fronte: nessuno ha cercato di ricattarmi”.14 Ratzinger affermò, l’11 febbraio 2013, di non essere più sicuro delle sue forze nell’esercizio del ministero petrino”: è in questo senso di insicurezza che, probabilmente, va cercata la vera ragione della rinuncia di Benedetto XVI. Fiaccato da tre anni di attacchi mediatici, piegato dallo scandalo Vatileaks, il teologo Ratzinger, da sempre poco risoluto (“Un mio punto debole è forse la poca risolutezza nel governare e prendere decisioni”) ed ormai 86enne, non vede altra soluzione che le dimissioni. Altri, dotati di una tempra più robusta, avrebbero forse combattuto fino in fondo.
Le disgrazie del “conservatore” Ratzinger ed il massiccio cannoneggiamento che ha indebolito i settori della Chiesa a lui fedeli, spianano così la strada ad un papa modernista, che attui quella “Primavera cattolica” tanto agognata dall’establishment angloamericano.
Il Conclave del marzo 2013 (durante cui, secondo il giornalista Antonio Socci, si verificano gravi irregolarità che avrebbero potuto e dovuto invalidarne l’esito15), sceglie così come vescovo di Roma l’argentino Jorge Mario Bergoglio: primo gesuita a varcare il soglio pontificio, dai trascorsi un po’ ambigui ai tempi della dittatura argentina16 (la ricattabilità è un tratto salienti dei burattini atlantici, da Angela Merkel a Matteo Renzi), il nuovo vescovo di Roma è saluto con gioia dalla massoneria argentina17, da quella italiana18, e dalla potente loggia ebraica del B’nai B’rith che presenzia al suo insediamento19.
Lo stesso Bergoglio è un libero muratore? Più di un elemento di carattere dottrinario, dal diniego che “Dio sia cattolico” all’ossessivo accento sull’ecumenismo, fanno supporre di sì: il capo della Chiesa Cattolica apostolica romana potrebbe essere, in realtà, seguace del deismo massonico.
Ma è soprattutto l’amministrazione democratica di Barack Obama e quella cricca di banchieri liberal ed anglofoni che la sostengono, a rallegrarsi per il nuovo papa: Bergoglio è il pontefice che attua nel limite del possibile quella “Primavera Cattolica” tanto agognata (matrimoni omosessuali, aborto e contraccezione), è il pontefice che sposa la causa ambientalista, è il pontefice che fornisce una base ideologica all’immigrazione indiscriminata, è il pontefice che sdogana Lutero e la riforma protestante, è il pontefice che sostanzialmente tace sulla pulizia etnica in Medio Oriente ai danni dei cristiani per mano di quell’ISIS, dietro cui si nascondono quegli stessi poteri (USA, GB ed Israele) che lo hanno introdotto dentro le mura leonine. È il pontefice, il primo ad aver “l’onore” di parlare al Congresso degli Stati Uniti d’America durante la visita del settembre 2015, che si prodiga per sedare i malumori nel mondo cattolico americano contro la riforma sanitaria Obamacare.
L’ultimo clamoroso intervento di Bergoglio a favore dell’establishment atlantico risale al febbraio 2016, quando il pontefice etichettò come “non cristiana” la politica anti-immigrazione di Donald Trump: c’era, certo, dietro questo incauto intervento il desiderio di sdebitarsi con quel mondo cui il pontefice argentino deve tutto, ma c’era anche la volontà di mettere al riparo, se non il suo pontificato (che sarebbe troppo meschino), perlomeno la sua opera di “modernizzazione” della Chiesa. La vittoria di Hillary Clinton, la candidata di George Soros e dell’oligarchia euro-atlantica, era infatti la conditio sine qua non perché la “Primavera Cattolica” di Bergoglio potesse continuare: al contrario, la sua sconfitta ha smantellato quel contesto geopolitico su cui Bergoglio ha edificato la traballante riforma progressista della Chiesa.
Come François Hollande, come Angela Merkel e come Matteo Renzi, Jorge Mario Bergoglio, benché vescovo di Roma, oggi non è altro che il residuato di un’epoca archiviata: un figurante senza più copione, fermo sul palco, ammutolito ed estraniato, in attesa che cali il sipario.
C’è stato da parte di Bergoglio un ultimo sussulto per blindare la sua opera: il conferimento a tutti i sacerdoti della facoltà di assolvere dal peccato dell’aborto ed una terza infornata di cardinali (più di un terzo del collegio cardinalizio è ora formato da prelati a lui fedeli), così da imprimere un connotato “liberal” anche al futuro della Chiesa di Roma. Ma è ormai troppo tardi. 
La ribellione dentro la Chiesa alla sua “Primavera Cattolica” è iniziata (quattro cardinali hanno di recente sollevato gravi contestazioni al documento Amoris Laetitiae con cui Bergoglio ha chiuso i lavori del Sinodo sulla Famiglia, contestazioni cui il pontefice non ha ancora risposto) ed alla Casa Bianca non c’è più nessun a proteggerlo. Anzi, c’è un presidente in pectore che, forte del voto della maggioranza dei cattolici americani, ne gradirebbe forse le dimissioni sulla falsariga di Benedetto XVI. La fine per Jorge Mario Bergoglio dunque si avvicina: molti uomini hanno già espresso un giudizio sul suo operato, Dio esprimerà il suo.

Classico esempio di ecumenismo di stampo massonico.



1http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19831126_declaration-masonic_it.html

2http://www.repubblica.it/politica/2012/05/27/news/scalfari-35992713/

3http://www.repubblica.it/vaticano/2016/11/11/news/intervista_del_papa_a_repubblica_abbattere_i_muri_che_dividono_bisogna_costruire_ponti_-151774646/

4http://www.beppegrillo.it/2009/06/vaticano_spa.html

5https://www.youtube.com/watch?v=UCq5vHlb8bU

6http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/03/scandalo-pedofilia-il-2010-e-stato-lannus-horribilis-della-chiesa-cattolica/84609/

7https://wikileaks.org/gifiles/docs/46/468338_criminal-charges-against-the-pope-help-bring-ratzinger-to.html

8https://en.wikipedia.org/wiki/Sandy_Newman

9https://wikileaks.org/podesta-emails/emailid/57579

10http://www.huffingtonpost.com/fred-rotondaro/the-world-needs-a-new-vat_b_586010.html

11http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/15/ior-colpo-di-spugna-sullantiricilaggio/191297/

12http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/21/vatileaks-rumors-sulla-lobby-gay-della-santa-sede-che-ha-sconvolto-papa/508243/

13https://www.youtube.com/watch?v=_PuelBd4atg

14http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_08/benedetto-xvi-papa-libro-vaticano-de3aa4e4-7537-11e6-86af-b14a891b9d65.shtml

15http://www.antoniosocci.com/come-sara-il-giubileo-mentre-si-scoprono-due-nuove-irregolarita-del-conclave/

16http://www.limesonline.com/papa-francesco-e-la-dittatura-argentina/44631

17http://www.clarin.com/politica/masoneria-expreso-reconocimiento-Francisco_0_905309549.html

18http://www.grandeoriente-democratico.com/Grande_Oriente_Democratico_saluta_il_nuovo_Papa_Francesco.html

19http://www.bnaibrith.org.ar/website/contenido.asp?sys=2&id=1377











venerdì 6 gennaio 2017

Benedire col gesso la porta di casa nella festa dell’Epifania

Ecco una tradizione cristiana propria del giorno dei Re Magi

 


Questa mattina verrà portata avanti una bella tradizione dell’Epifania nella mia parrocchia, quando un sacerdote la benedirà scrivendo con il gesso sopra la porta della chiesa all’inizio della Messa delle 10. È un’antica tradizione che si pratica in molte case di tutto il mondo.
Ve la spiego perché possiate replicarla a casa:
la famiglia si riunisce per chiedere a Dio la benedizione della propria casa e di coloro che la abitano o la visitano. È un invito a far sì che Gesù sia un invitato quotidiano a casa nostra, nelle nostre occupazioni, nel nostro andirivieni, nelle nostre conversazioni, nei nostri lavori e nei nostri giochi, nelle nostre pene e nelle nostre gioie.
Una forma tradizionale di farlo è usare il gesso per scrivere sulla porta di casa 20 + C + M + B + 17. Le lettere C, M e B hanno due significati: sono le iniziali dei nomi tradizionali dei tre Re Magi – Gaspare (Caspar in latino), Melchiorre e Baldassarre – ma sono anche l’abbreviazione delle parole latine Christus mansionem benedicat, ovvero “Cristo benedica questa casa”. Il simbolo “+” rappresenta la croce e il 2017 è l’anno.
Per benedire il gesso:
  1. Il nostro aiuto è nel Nome del Signore.
  2. Che ha fatto il cielo e la terra.
  3. Il Signore sia con voi.
  4. E con il tuo spirito.
Preghiamo
L’amore di Dio benedica questo gesso che ha creato, sia di aiuto alla nostra gente, e per il suo Santo Nome, per i santi nomi Gaspare, Melchiorre e Baldassarre che scriveremo sulla porta della nostra casa, il Signore interceda perché questa casa riceva la salute del corpo e la protezione dell’anima di chi la abita e di chi la visita. Per Gesù Cristo nostro Signore. Amen.

Istruzioni per benedire la casa
 Usando il gesso benedetto, scrivi sull’architrave della porta principale della tua casa quanto segue:
20 + C + M + B + 17
recitando nel frattempo:
I tre Re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, hanno seguito la stella del Figlio di Dio che si è fatto uomo duemilaquindici anni fa. Il Signore benedica questa casa e ci accompagni in questo nuovo anno. Amen.
Offri poi questa preeghiera:
Ti chiediamo, Signore, di benedire questa casa e quanti vi vivono. In questa casa regnino sempre amore, pace e perdono. Concedi alle persone che la abitano sufficienti beni materiali e abbondanza di virtù; siano accoglienti e sensibili alle necessità altrui; nella gioia ti lodino, Signore, e nella tristezza ti cerchino; nel lavoro trovino la gioia del tuo aiuto, e nella necessità sentano vicina la tua consolazione; quando escono, godano della tua compagnia, e quando tornano sperimentino la gioia di averti come ospite; questa casa sia davvero una chiesa domestica in cui la Parola di Dio sia luce e cibo, e la pace di Cristo regni nei cuori di chi la abita fino ad arrivare un giorno alla tua casa celeste. Per Cristo, nostro Signore.
Segnare con il gesso la porta di casa è un modo di celebrare e di lasciare letteralmente un segno in occasione dell’Epifania e per la benedizione di Dio nella nostra vita e nella nostra casa. Con il tempo, il gesso si cancellerà. Man mano che accadrà, lasceremo che il significato delle parole latine scenda nel profondo del nostro cuore e si manifesti nelle nostre parole e nelle nostre azioni: Christus mansionem benedictat, Cristo benedica questa casa.

domenica 18 dicembre 2016

Santuari, esercito di devoti: centomila sardi in cammino per chiese campestri



La Via dei santuari tracciata dalla associazione "Camminantes" 

È un percorso lungo il quale si spostano ogni anno non meno di centomila fedeli. Una carovana che ripercorre gli stessi itinerari degli avi, chilometri di strada a piedi, a cavallo o in macchina per sciogliere un voto o chiedere una grazia.
San Francesco di Lula è una di queste mete. Come i Martiri di Fonni, San Cosimo di Mamoiada, San Mauro di Sorgono, e San Paolo di Monti da secoli destinazione spirituale degli orunesi.
Mappe, storia e tradizioni messe insieme dall'associazione Camminantes che ha tracciato l'itinerario della Via dei santuari, 350 chilometri da San Salvatore di Cabras fino a San Paolo di Monti.
Una linea rossa che tocca quattordici santuari campestri tra il Sinis, il Montiferru, la Barbagia, la Baronia e la Gallura.

Fonte: 

mercoledì 14 dicembre 2016

Aleppo liberata. Vicario apostolico: “Questo Natale avrà un altro profumo” .

Mons. Abou Khazen, felice per l’ingresso dell’esercito siriano nei quartieri occupati, considera “motivo di speranza” la lettera del Papa ad Assad. Ma accusa: “L’embargo colpisce solo i civili”

 Maloula, Siria. Monastero di Santa Tecla - Wikimedia Commons




“La città di Aleppo finalmente sta per essere completamente liberata e unificata dopo quattro lunghi anni di divisione e di morte seminata da diversi gruppi armati siriani e non”. La testimonianza diretta giunge a ZENIT da mons. Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino.
Mentre lui parla, di sottofondo è nitido il suono dei colpi di mortaio. Stavolta però, rispetto ai mesi scorsi, è un sibilo di speranza, giacché testimonia l’assedio da parte dell’esercito siriano nella parte orientale della città, fino a poche settimane fa una roccaforte dei gruppi cosiddetti “ribelli”.
Durante l’occupazione – racconta mons. Abou Khazen, che ha avuto modo di parlare con persone fuggite dalla parte est di Aleppo – “la vita non era affatto facile, specialmente negli ultimi mesi di combattimenti, perché i ‘ribelli’ impedivano di far arrivare viveri e medicinali, mentre i loro depositi era riforniti”.
Questi gruppi – ribadisce il vicario apostolico – appartengono tutti alla galassia del fondamentalismo islamico e – aggiunge – “imponevano alla popolazione dei precetti e dei modi di vita all’insegna del fanatismo, totalmente estranei alla tradizione del popolo siriano”.
L’Onu riferisce che la situazione umanitaria è “catastrofica”: si registrano difficoltà logistiche per curare i feriti, l’igiene è scarsissima e la gran parte degli edifici è distrutta.
“Ora che la città è quasi interamente in mano all’esercito regolare – spiega tuttavia mons. Abou Khazen – molti profughi stanno tornando e questo è comunque un simbolo di rinascita”. Il vicario apostolico sottolinea che molti cittadini di Aleppo si erano allontanati recentemente, “durante l’ultima operazione dell’esercito per liberare i quartieri est della città”.
Una volta ripreso il controllo di queste zone, è stato necessario “pulire questi quartieri dalle mine, riaprire le strade e far funzionare tutte le altre infrastrutture”. Quasi concluse queste attività, la gente sta tornando indietro, dove spesso al posto della propria casa trova però un luogo spettrale. Presto dovrà avvenire la ricostruzione.
“Il clima che si respira tra la gente è di gioia, ottimismo e speranza”, racconta il vicario apostolico. Il quale però rileva che c’è anche tanta prudenza, perché il popolo siriano ormai è abituato alle “brutte sorprese”.
Prudenza – o forse sano realismo – che traspare anche dalle parole di mons. Abou Khazen. “Purtroppo non sono fiducioso per niente riguardo a un aspetto!”, esclama. E rivolge un’esplicita accusa nei confronti della comunità internazionale: “Tutte le scuse sono buone per lasciare le sanzioni e l’embargo contro la Siria!”.
Ad avviso del rappresentante cattolico, l’embargo sembra riguardare “solo gli aiuti umanitari, il gasolio, i medicinali” e dunque “chi ne paga le conseguenze è la povera gente”. E invece le armi – “ogni genere di armi”, dice – continuano ad entrare nel Paese.
L’8 dicembre scorso, del resto, il Governo Usa ha concesso una deroga alle esportazioni di armi a “forze irregolari, gruppi o individui impegnati nel sostenere o agevolare le operazioni militari degli Stati Uniti per contrastare il terrorismo in Siria”.
Non da Washington, ma dalla Città del Vaticano arrivano concreti segni per un avvenire migliore per il popolo siriano. La lettera inviata da Papa Francesco al presidente Assad “è un altro motivo di speranza per tutti noi, cristiani e non”, commenta mons. Abou Khazen. Che definisce inoltre “un gesto speciale” la nomina a cardinale da parte del Pontefice del nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari.
Da qui bisogna ripartire per il futuro della Siria. “Questo Natale – spiega il vicario apostolico – avrà un altro profumo alla luce della liberazione della città, alcune strade saranno adornate per la festa anche se non c’è l’elettricità. Ma come abbiamo fatto lungo questi anni di guerra, cerchiamo di seminare la vera gioia e speranza cristiana nell’animo dei fedeli”.

Fonte: Zenit


lunedì 12 dicembre 2016

Francesco: "Ho la sensazione che resterò Papa per poco"

La confessione in privato del Papa: "Potrei anche sbagliarmi, ma..."




Una sensazione, "un po' vaga", a dare retto al Pontefice, ma pur sempre importante. Perché papa Francesco, parlando con Antonio Spadaro, direttore di Civilità cattolica, dice parole che potrebbero essere un'indicazione su quello che sarà il suo futuro.
 "Io ho la sensazione che il mio pontificato sarà breve, 4, 5 anni", dice il Pontefice. Che aggiunge: "Magari non è così? ma ho come la sensazione che il signore mi ha messo qui per poco tempo. Però è una sensazione, per questo lascio sempre le possibilità aperte".

La confidenza è contenuta in un video che sarà trasmesso domani da Sky, con l'autorizzazione dello stesso erede di Pietro. Un documento realizzato in occasione degli 80 anni del Pontefice.
"A me succede - racconta ancora il Pontefice parlando di se stesso in privato - che quando provo delle emozioni mi chiudo e la cosa si cucina a fuoco lento, no? E poi appare. Io mi difendo molto dalle emozioni perchè... non so...per pudore, pudore machista...non so...".


Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/francesco-ho-sensazione-che-rester-papa-poco-1340924.html 

venerdì 9 dicembre 2016

Il capolinea della libertà e l’inizio della reazione. E non è solo antipolitica





di Costanza Miriano

Hanno una strana idea di libertà, in Francia, dunque. Fare vignette in cui le tre Persone della Trinità hanno rapporti sodomitici è libertà espressiva, anzi è creatività e umorismo, e nessuno deve sentirsi offeso. Dire a una donna che si è pronti ad aiutarla affinché, se se la sente, faccia nascere suo figlio è un reato, punibile col carcere fino a due anni.
L’altro ieri è dunque passato anche al Senato francese, seppur modificato, il testo della legge che metterà il bavaglio a tutti i mezzi di comunicazione, compresi i siti internet, che cercano di salvare qualche donna e qualche bambino dalla carneficina quotidiana. Contro il genocidio censurato e finanziato dallo stato un manipolo di volenterosi oppone, si badi bene, non una azione o una resistenza attiva, ma semplicemente, mitemente, parole, consigli, offerta di aiuto pratico, informazioni. Tutte le donne che conosco, se sono passate attraverso il dolore dell’aborto, dicono di non essersi rese conto di quello che stavano facendo, tutte, dopo, dicono con strazio “magari qualcuno mi avesse fermata”. Ecco, da oggi i prolife francesi non potranno più provarci, a fermarle.
Non potranno più fare nulla: imbavagliati, a meno che non vogliano pagare ventimila euro di multa ed essere arrestati. E sia chiaro che non vanno in giro a giudicare, non minano la libertà sessuale di nessuno, e chi gliela tocca per carità (pare che alle analisi biochimiche l’acqua della Senna sia risultata infestata di ormoni anticoncezionali), non accusano. Semplicemente aprono luoghi di incontro, centri, siti web a cui chi ha bisogno di un aiuto nel momento della decisione possa, spontaneamente, rivolgersi. E così tutta la libertà strappata a qualsiasi controllo, a grandi passi, dall’illuminismo a oggi, passando per il vietato vietare sessantottino, ha fatto il giro, ed è diventata dittatura. Sei libero, ma di pensare quello che dicono loro. La polizia del pensiero oggi è realtà.
Trovo inquietanti tutte le limitazioni della libertà di espressione, e trovo un incubo che le si possa punire col carcere. Il mondo è grande, la rete è enorme, c’è posto per tutte le idee. Uno, semplicemente, non compra Charlie Hebdo. Uno non va su quella pagina irritante. Magari blocca sulla propria il commentatore molesto. Ognuno che lo desideri può avere la sua pagina, e ne faccia ciò che vuole, visto che le leggi sulla diffamazione e sulla tutela dell’immagine già ci sono. Ma per quanto riguarda le idee, per carità, che tutti siano liberi di pensare e di esprimersi come vogliono.
Il fatto è che il mondo senza Verità è terrorizzato da tutto, cerca di costruirne una in laboratorio, che però purtroppo non è reale, che non è vera. E così si censura persino un progressista come Mark Twain perché usa la parola negro, come se nell’800 ce ne potesse essere un’altra per parlare degli schiavi di origine africana. E così si dice diversamente abili, o non udenti, pensando che con le parole sterilizzate il mondo sia un posto meno doloroso. Noi cristiani invece non abbiamo paura delle parole, perché abbiamo un fondamento certo. Non abbiamo paura del male perché sappiamo che il cuore di ogni uomo è capace di male, anzi, da solo non è capace di bene, e non serve rieducarlo con programmi studiati dall’OMS. Il cuore dell’uomo è un mistero, ed è inutile imporgli le parole giuste. Uno solo è buono, sulla terra, ed è Cristo. Per questo noi cristiani siamo gli unici uomini liberi, perché sappiamo che la Verità non è un codice, un protocollo espressivo, un programma scolastico contro i cattivi sentimenti.
La Verità è una persona, Cristo, e ciò che guarisce prima i nostri cuori e poi anche le nostre parole è un incontro con questa persona. Tanto più è vivo e alimentato questo incontro, tanto più è nitida e chiara la nostra percezione della Verità, che è lui. Tanto più siamo saldi nella Verità, tanto più siamo dialoganti, perché,  attaccati al nostro tutto, l’incontro con una qualsiasi creatura limitata non ci turba in nessun modo. Sono gli altri, quelli che stanno nella palude del soggettivismo, dell’individualismo, del trionfo dell’emozione che hanno paura dei punti fermi. Una cristiana, per esempio, può anche sopravvivere al pensiero di avere ucciso suo figlio, può perdonarsi, perché la perdona un altro, può amarsi perché amata da un altro. Può ripartire, a condizione che qualcuno le dica la verità. Ma per una donna che non ha fatto l’incontro, è intollerabile che qualcuno le dica che ha ucciso suo figlio. Meglio rimanere nella bugia (ho esercitato il mio diritto all’autodeterminazione e ora sto serena).
Così in Francia la legge contro la libertà va avanti di fretta. Hollande non si ricandiderà, e il suo partito tenta un’operazione di immagine. Passato il testo il governo, socialista, potrebbe forzare la mano per farlo approvare, e saltare il nuovo passaggio all’Assemblea nazionale: pare voglia farne un uso ideologico nella prossima campagna elettorale, ormai imminente. Chiudendo i siti prolife la gauche au cachemire pensa di riuscire a far credere di essere dalla parte dei diritti. Eppure tutti i difensori dei cosiddetti diritti civili stanno cadendo uno dopo l’altro (Obama/Clinton, Cameron, Hollande, Zapatero, Renzi…).
I raffinati analisti politici parlano solo di antipolitica, di un odio cieco e tutto sommato ignorante. Trovo insopportabile questa spocchia. Non sarà forse che le priorità di questa élite non solo non sono quelle della gente, ma anzi sono contrarie al sentire comune, che non è più certo cristiano, ma che avverte naturalmente che è meglio aiutare i bambini a nascere che a morire? Che è più difficile e politicamente più impegnativo aiutare le vere famiglie, che abbracciare la causa di finti diritti che non costano niente, che riguardano lo zero virgola della popolazione e che soprattutto c’erano già (il diritto di amarsi convivere fare sesso intestarsi case lasciarsi eredità e girare nudi abbracciati a una banana gonfiabile nell’indifferenza generale, visto io a Parigi con i miei occhi?).
Trovo, ancora, insopportabile che anche nelle analisi post referendum in Italia questo sentire della gente naturalmente poco appassionata alle battaglie che vogliono cambiare l’antropologia sia stato trascurato. Una mobilitazione gigantesca di popolo è stata ignorata. Un popolo di famiglie a rischio povertà – quasi tutte famiglie numerose – a cui nessuno ha dato un euro per il viaggio, né la Cei come nel 2007, né i sindacati come in tanti altri casi. Perché nessuno li ha tenuti in considerazione? Neanche una riga sui giornali? Tra i principali errori attribuiti a Renzi, per esempio da Galli della Loggia sul Corriere, nella top five persino l’abitudine di usare slides. Nessuno, credo, tranne Matzuzzi sul Foglio, ha preso in considerazione il fatto che sia stato snobbato il popolo che in due giornate di giugno e gennaio ha invaso Roma. Eppure c’è un popolo che non si beve i diktat del Fondo Monetario e dell’Unione Europea e dell’Oms sull’idea di uomo e di donna che DOBBIAMO avere se vogliamo rimanere nel sistema (in Africa chi vuole prestiti deve accettare i corsi su contraccezione e gender nelle scuole). È vero, a forza di fare corsi a scuola e rieducazione di massa su tutti i mezzi possibili, forse si creerà una nuova mentalità, ma per il momento c’è ancora un sentire comune che avverte la ragionevolezza della famiglia, che avverte con fastidio l’arroganza di una tecnocrazia che vuole dirci cosa dobbiamo pensare. Non per niente le teste di tutti i paladini dei diritti incivili stanno rotolando come birilli, una dopo l’altra, ed è troppo comodo dare tutta la colpa all’antipolitica.
E’ vero, il voto cattolico non è più compatto. E’ vero,  Civiltà Cattolica aveva invitato a votare sì, mentre Bagnasco si era raccomandato di informarsi bene senza prendere posizione; è vero, di gente che dorme con l’Humanae Vitae sul comodino non ce n’è tantissima, ma non si può dimenticare che le due piazze più piene degli ultimi anni erano piene di famiglie che sperimentano ogni giorno la ragionevolezza e la convenienza della proposta cristiana. Prendere in giro loro, trasformando la prepotenza di una elite che vuole ridefinire l’idea di uomo e donna in una eroica battaglia per i diritti civili non sarà facilissimo, far credere che la battaglia di Elton John e degli altri che comprano i figli sia come quella dei neri che marciarono su Washington sarà impossibile.

Fonte: https://costanzamiriano.com/2016/12/09/il-capolinea-della-liberta-e-linizio-della-reazione-e-non-e-solo-antipolitica/

martedì 29 novembre 2016

Cardinale Bagnasco: “L’Occidente sta perdendo la dimensione mistica del Vangelo”

Dall'omelia del 27/11/2016, Cattedrale di San Lorenzo, Genova

“Se non si conosce Dio, non si può neppure conoscere Gesù. Lo si riduce a un saggio, a un politico, a un martire, un visionario, ma non si riconosce il redentore del mondo. Allora la Chiesa non è più mistero e sacramento ma diventa una realtà sociologica opera di uomini soggetta alle categorie del mondo: il numero, il potere il consenso, le organizzazioni”. Ad affermarlo il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata ieri pomeriggio, nella cattedrale di San Lorenzo, in occasione della Messa per le ordinazioni presbiterali. “Ma – ha aggiunto il card. Bagnaco – la Chiesa non è umanamente attraente perché Dio vuole convertire, non sedurre. Divenire cristiani non è una adesione ma una conversione perché Dio, prima di essere il nostro bene è la nostra origine, la possibilità e la consistenza del nostro essere. Solo dopo è anche il destino della nostra anima”. E questa, ha aggiunto “è la questione delle questioni” perché riguarda “la salvezza eterna dell’anima”. Ma “quando si perde il senso dell’eterno, allora l’anima si identifica con le cose che incontra e consuma”. “Il sole di Satana che vuole sedurre le anime – ha detto ancora nell’omelia – vuole far credere che il proprio del cristiano è l’attività ma questo svuota la memoria di Dio e della sua grazia. L’uomo si trova da solo con sé stesso solo anche se dentro ad una collettività che però è altro della comunità dei discepoli”. Di qui l’invito all’adorazione perché “adorare non è un fare, è un non fare, per lasciarsi fare da Cristo e questa è la dimensione mistica del Vangelo che l’Occidente sta perdendo e per questo, più si danna nel fare, più sprofonda nell’angoscia della sua impotenza di senso”.