Cavalleria Cristiana

"È autentica Cavalleria Cristiana quella dei Cavalieri Erranti, nel duplice senso di andare ed errare, simili ai saggi e giusti di Dio, i quali si ritirano di tanto in tanto nella fortezza della Tradizione Interiore per dare la scalata alle vette dello Spirito" Primo Siena

domenica 27 aprile 2014

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII AGLI UOMINI DI AZIONE CATTOLICA NEL XXX° DELLA LORO UNIONE


DISCORSO  DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII
AGLI UOMINI DI AZIONE CATTOLICA
NEL XXX° DELLA LORO UNIONE*
 Domenica, 12 ottobre 1952



"Oh, non chiedeteCi qual è il « nemico », nè quali vesti indossi. Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell'unità nell'organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l'autorità; talvolta l'autorità senza la libertà. È un « nemico » divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio : Dio è morto; anzi : Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi non esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un'economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio. Il « nemico » si è adoperato e si adopera perchè Cristo sia un estraneo nelle Università, nella scuola, nella famiglia, nell'amministrazione della giustizia, nell'attività legislativa, nel consesso delle nazioni, là ove si determina la pace o la guerra.
Esso sta corrompendo il mondo con una stampa e con spettacoli, che uccidono il pudore nei giovani e nelle fanciulle e distruggono l'amore fra gli sposi; inculca un nazionalismo che conduce alla guerra."

martedì 1 aprile 2014

Primo Aprile 1922-2014

Il primo di aprile del 1922, 92 anni fa, moriva Carlo d’Asburgo Lorena, ultimo Imperatore d’Austria proclamato beato nell’ottobre del 2004. Alla morte aveva soltanto 34 anni ed era in esilio a Madeira, cacciato dal trono dalle nuove forze politiche che si erano rafforzate nel Paese dopo la prima guerra mondiale e che si opponevano a Carlo, perché cattolico osservante e rappresentante dell’antico Sacro Romano Impero che difendeva la Chiesa e la Cristianità-Europa.
Il 2 aprile ricorre l'anniversario della morte di un altro grande, grandissimo uomo: Carlo Wojtyla e cioè Papa Giovanni Paolo II.
In due giorni si ricordano gli anniversari di un Imperatore beato e di un Papa, che sarà presto proclamato santo. Austriaco il primo, polacco il secondo. Due eccezionali protagonisti della storia del secolo Ventesimo.
Chiediamo la loro intercessione perchè i popoli europei riscoprano la Fede, la Speranza e la Carità, trovino la via della  pace e di una nuova era di civiltà, nel segno della Cristianità-Europa.
Maria Regina degli Angeli e dei Santi, prega per noi
Beato Carlo d'Austria, prega per noi
Beato Giovanni Paolo II, prega per noi.

martedì 25 marzo 2014

Il più grande rivoluzionario della storia contemporanea


di Francesco Boezi

La televisione, i media cosiddetti, hanno già dimenticato. Si interessano solo di cosa faccia ora il Papa emerito nelle sue stanze private, chi lo visiti, cosa mangi, se sia più o meno prossimo alla morte.  A nessuno importa più nulla della sua parola. Quella forza del passato ,Joseph Ratzinger , ha smesso di parlare e così tutti hanno smesso di interrogarsi sul significato delle sue parole. La modernità non ha tempo per un uomo che sta in silenzio.  Il tempio è ormai sacro perchè qualcuno dica qualcosa da poter spendere nel  tg delle 20,00, non perchè non sia in vendita.  Joseph Ratzinger  è considerato solo un’ombra di un’esistenza più antica, passata, superata. Un intellettuale inginocchiato a pregare non fa notizia. Viene conservata l’immagine a mò di reduce solo nei retrobottega delle edicole a cui è avanzato qualche calendario vaticano.
Ma Benedetto XVI  non ha adorato le ceneri per mantenere viva  la tradizione, egli ha conservato il fuoco.  In un mondo in cui anche le parole “padre” e  “ madre “ vengono virtualizzate e scarnificate dalla loro accezione tradizionale, la scelta solitaria di Benedetto XVI è stato il gesto più rivoluzionario della nostra storia recente.  E non possiamo dimenticarcene.  In questo “ Inverno dell’umanità” nel quale ci troviamo a vivere, rileggere i suoi libri, le sue encicliche, le sue riflessioni, rappresenterà sempre uno scudo per difendersi da chi con una buona dose di violenza, un’ideologia totalizzante e un po’ di rabbia sociale continua secolarmente nel tentativo di destrutturare la civiltà a colpi di laicismo e relativismo.  Nemici acclarati dell’uomo.  Ratzinger voleva che le persone prima di andare a dormire facessero l’esame di coscienza, così come ci hanno insegnato le nostre nonne. Agiva completamente fuori dalla storia, evidentemente. Nessuno fa più l’esame di coscienza, nessuno ringrazia più Dio per nulla.
Anzi, l’umanità sembra esser sempre più stanca di un Dio esclusivamente pensato e come avrebbe potuto non stancarsi di un uomo che non faceva altro che pensare a Dio?  Ma la ricerca dell’assoluto non avrà mai fine perchè il concetto di Dio è l’unico che sfugge alla ciclicità mortale del creato e così, proprio come Benedetto sostiene in “ Al cuore della fede”, la domanda sulla propria esistenza implica sempre un’altra domanda sulla presenza o meno di un’origine. Postulare che Dio non esiste significa, comunque ed infatti, essersi chiesti se  Dio esista o meno. La presenza ontologicamente obbligatoria di questa domanda dovrebbe farci riflettere tutti.  Quello che muove i cittadini della modernità pare essere,invece, una fame di riconoscimento affettivo che Benedetto XVI non sempre ha potuto soddisfare.  Non aveva e non ha un’immagine rassicurante da profeta del buonismo mediatico. 
Non apprezzava e non apprezza la musica rock e probabilmente non gli piacciono neppure le televisioni e le strade asfaltate.  Vive in un proprio personalissimo Medioevo fatto di libri, di Mozart, di gatti da biblioteca e di preghiere. E da quel che si è capito lui il Papa manco voleva farlo.  Da l’idea di un uomo che ha vissuto un mistero pietrino tanto intenso quanto sofferto, desideroso solo di commuoversi per le meraviglie del Signore rinunciando il più possibile a se stesso . Inadatto per la frenesia liquida di un sistema terrestre basato sui mobili Ikea, i voli low cost  , gli ebook, gli smartphone, le videoconferenze, i  fast food e così via. Resta scolpita nella memoria storica del Cristianesimo la sequenza di immagini mostrateci mentre Ratzinger esordiva su Twitter, contornato da schiere di Cardinali mediatici che tentavano di spiegargli il meccanismo del tutto. Il primo cinguettio, il primo click. Secondo noi non gliene importava proprio niente di cinguettare, al massimo avrà obbedito a qualcuno che gli ha suggerito la necessità di farlo. Da quel giorno i soliti benpensanti si sono divertiti ad insultarlo a più non posso, avendo ora tramite il social network il mezzo diretto per farlo.
Insulti che si sono sommati ad anni di infamità verso Benedetto, dipinto come un nazista, un pedofilo, un omofobo, persino una drag queen. Sì, avete letto bene. Il pensiero debole ha sempre fretta di etichettare col marchio di negativo chiunque provi a fuggire la logica dominante del “Dio è morto, ora tutto è permesso. “  Ma non esiste essere meno libero di una piuma al vento, questo Ratzinger ce l’ha spiegato bene e sta a noi cercare di comprendere, facendo un immenso sforzo intellettuale, il pensiero di chi ha provato a definire la razionalità come quell’ambito in cui la verità viene rappresentata dall’amore e l’amore tende a rappresentarsi come ragione vera.  Abbiamo vissuto un’epoca straordinaria e forse ci sono stati concessi l’onore e l’onere di poter ascoltare dal vivo uno dei più grandi intellettuali della storia dell’Occidente.
Ci piace immaginare che in un tempo non troppo lontano dal nostro, una decina di arditi si radunerà attorno ad un fuoco vivo e mentre tutta la società sarà ormai ampliamente secolarizzata e dissacrata fino al midollo, questo gruppetto che verrà  etichettato come un composto di nazisti, pedofili, omofobi e drag queen trovi il coraggio per guardarsi negli occhi commossi  e ritrovare se stessi e il significato della propria esistenza  nelle pagine di “ Caritas in Veritate” o di “ Deus Caritas est” .Affinchè la storia della spiritualità occidentale continui, sulle gambe di altri , servirà che Joseph Ratzinger non venga dimenticato: il più grande rivoluzionario della storia contemporanea.

domenica 16 febbraio 2014

La Chiesa, l’Onu e l’Europa. di F.M. Agnoli


Il lungo libello emesso  mercoledì 5 febbraio a Ginevra dal Comitato delle Nazioni Unite per i diritti del fanciullo è stato giustamente definito una vera e propria dichiarazione di guerra dell’ONU alla Chiesa cattolica. Come in tutte le dichiarazioni di guerra,  l’attaccante  prende spunto da un pretesto che ritiene possa conferirgli un vantaggio tattico o anche soltanto morale sull’avversario.  Nel 1914 per la Grande Guerra fu l’assassinio dell’arciduca  Ferdinando a Sarajevo, oggi per l’ONU, che, difatti,  manda avanti il  suo Comitato per i Diritti del fanciullo, a pretesto vengono presi i casi di pedofilia che  hanno coinvolto molti preti cattolici. Indubbiamente una delle pagine  più tristi della Chiesa, anzitutto per il tradimento di troppi suoi chierici, ma anche per la sottovalutazione  del fenomeno e una troppo prolungata politica del “chetare e sopire” nel tentativo di evitare lo scandalo.
Il Comitato ONU ha, quindi, scelto un effettivo punto debole, un autentico rimorso, una pagina dolorosa della storia  della Chiesa, in grado di  giustificare critiche e rinfocolare avversioni, ma unicamente per strumentalizzarli a fini che nulla hanno a che vedere con i diritti dei bambini e la loro protezione e, di conseguenza, con i suoi compiti istituzionali. Difatti il comunicato  ginevrino sa di vecchio, si riferisce  alla situazione di qualche anno fa senza tenere alcun conto dei provvedimenti presi e delle regole stabilite  da Benedetto XVI (Papa Francesco ha proseguito sulla stessa strada), che fanno oggi della Chiesa cattolica probabilmente l’istituzione con le regole più severe, cogenti  e trasparenti in tema di pedofilia.
La realtà è che, come sempre quando si dichiara guerra, il pretesto è soltanto un pretesto, che serve a nascondere  alla meno peggio  le vere cause e i veri fini perseguiti.  In genere nelle guerre combattute  con gli eserciti, le bombe, le trincee ciò che davvero si vuole viene pienamente alla luce solo a conflitto concluso, quando i vincitori intendono portare a casa il risultato. Adesso  le guerre si combattono con altri strumenti e i campi di battaglia sono quelli dei mass-media,  del martellamento  pubblicitario, dei convegni, delle tavole rotonde, delle dichiarazioni dei politici, dei maitres à penser e dei pretesi rappresentanti della società civile.. Di conseguenza, la vera materia del contendere va dichiarata, per quanto la si abbellisca e camuffi,  fin dal principio. Magari  nell’ultimo capoverso della dichiarazione di guerra o in una noticina  a piè di pagina, ma va dichiarata.
Non è azzardato pensare  che, quanto meno in questa circostanza,  dei diritti del fanciullo al Comitato dell’ONU, che pure solo di questo è autorizzato a interessarsi, gliene importi poco o nulla e molto invece dell’aborto (incredibilmente fra i diritti del fanciullo negati dalla Chiesa cattolica vi sarebbe quello di venire abortito!), della contraccezione e dell’omosessualità.
Resta da chiedersi perché l?ONU abbia scelto proprio questo momento per attaccare la Chiesa cattolica con tanta feroce determinazione. Non è azzardato credere che dietro l’intervento del Comitato si trovi il fronte  delle lobby malthusiane (femministe, abortiste, omosessualiste), che, per strade diverse, ma convergenti, mirano alla riduzione della popolazione mondiale. Queste lobby, da sempre influentissime   a Ginevra come a New York   hanno cominciato ad  avvertire  la crescente, sempre più forte  e forse inaspettata opposizione dei popoli ai loro progetti. Preoccupate dalle avvisaglie di possibili, future sconfitte (la sospensione del varo del nuovo diritto di famiglia  in Francia, il progetto di una nuova legge sull’aborto in Spagna), hanno individuato nella Chiesa  cattolica l’elemento catalizzatore della resistenza in Europa e in Occidente. Di conseguenza, contando su quel po’ di autorevolezza  che ancora le rimane, hanno deciso di far scendere in campo l’ONU in prima persona.
Francesco Mario Agnoli

FONTE: http://www.identitaeuropea.it/?p=2227

martedì 4 febbraio 2014

Catechesi di Papa Francesco sullo Spirito Santo
Udienza Generale Piazza San Pietro Mercoledì, 15 maggio 2013

Cari fratelli e sorelle buongiorno!
oggi vorrei soffermarmi sull’azione che lo Spirito Santo compie nel guidare la Chiesa e ciascuno di noi alla Verità. Gesù stesso dice ai discepoli: lo Spirito Santo «vi guiderà a tutta la verità» (Gv 16,13), essendo Egli stesso «lo Spirito di Verità» (cfr Gv 14,17; 15,26; 16,13).
Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo conoscerla? Possiamo trovarla? Qui mi viene in mente la domanda del Procuratore romano Ponzio Pilato quando Gesù gli rivela il senso profondo della sua missione: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,37.38). Pilato non riesce a capire che “la” Verità è davanti a lui, non riesce a vedere in Gesù il volto della verità, che è il volto di Dio. Eppure, Gesù è proprio questo: la Verità, che, nella pienezza dei tempi, «si è fatta carne» (Gv 1,1.14), è venuta in mezzo a noi perché noi la conoscessimo. La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. Non è un possesso, è un incontro con una Persona.
Ma chi ci fa riconoscere che Gesù è “la” Parola di verità, il Figlio unigenito di Dio Padre? San Paolo insegna che «nessuno può dire: “Gesù è Signore!” se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). E’ proprio lo Spirito Santo, il dono di Cristo Risorto, che ci fa riconoscere la Verità. Gesù lo definisce il “Paraclito”, cioè “colui che ci viene in aiuto”, che è al nostro fianco per sostenerci in questo cammino di conoscenza; e, durante l’Ultima Cena, Gesù assicura ai discepoli che lo Spirito Santo insegnerà ogni cosa, ricordando loro le sue parole (cfr Gv 14,26).
Qual è allora l’azione dello Spirito Santo nella nostra vita e nella vita della Chiesa per guidarci alla verità? Anzitutto, ricorda e imprime nei cuori dei credenti le parole che Gesù ha detto, e, proprio attraverso tali parole, la legge di Dio – come avevano annunciato i profeti dell’Antico Testamento – viene inscritta nel nostro cuore e diventa in noi principio di valutazione nelle scelte e di guida nelle azioni quotidiane, diventa principio di vita. Si realizza la grande profezia di Ezechiele: «vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo… Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme» (36,25-27). Infatti, è dall’intimo di noi stessi che nascono le nostre azioni: è proprio il cuore che deve convertirsi a Dio, e lo Spirito Santo lo trasforma se noi ci apriamo a Lui.
Lo Spirito Santo, poi, come promette Gesù, ci guida «a tutta la verità» (Gv 16,13); ci guida non solo all’incontro con Gesù, pienezza della Verità, ma ci guida anche “dentro” la Verità, ci fa entrare cioè in una comunione sempre più profonda con Gesù, donandoci l’intelligenza delle cose di Dio. E questa non la possiamo raggiungere con le nostre forze. Se Dio non ci illumina interiormente, il nostro essere cristiani sarà superficiale. La Tradizione della Chiesa afferma che lo Spirito di verità agisce nel nostro cuore suscitando quel “senso della fede” (sensus fidei) attraverso il quale, come afferma il Concilio Vaticano II, il Popolo di Dio, sotto la guida del Magistero, aderisce indefettibilmente alla fede trasmessa, la approfondisce con retto giudizio e la applica più pienamente nella vita (cfr Cost. dogm. Lumen gentium, 12). Proviamo a chiederci: sono aperto all’azione dello Spirito Santo, lo prego perché mi dia luce, mi renda più sensibile alle cose di Dio? Questa è una preghiera che dobbiamo fare tutti i giorni: «Spirito Santo fa’ che il mio cuore sia aperto alla Parola di Dio, che il mio cuore sia aperto al bene, che il mio cuore sia aperto alla bellezza di Dio tutti i giorni». Vorrei fare una domanda a tutti: quanti di voi pregano ogni giorno lo Spirito Santo? Saranno pochi, ma noi dobbiamo soddisfare questo desiderio di Gesù e pregare tutti i giorni lo Spirito Santo, perché ci apra il cuore verso Gesù.
Pensiamo a Maria che «serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19.51). L’accoglienza delle parole e delle verità della fede perché diventino vita, si realizza e cresce sotto l’azione dello Spirito Santo. In questo senso occorre imparare da Maria, rivivere il suo “sì”, la sua disponibilità totale a ricevere il Figlio di Dio nella sua vita, che da quel momento è trasformata. Attraverso lo Spirito Santo, il Padre e il Figlio prendono dimora presso di noi: noi viviamo in Dio e di Dio. Ma la nostra vita è veramente animata da Dio? Quante cose metto prima di Dio?
Cari fratelli e sorelle, abbiamo bisogno di lasciarci inondare dalla luce dello Spirito Santo, perché Egli ci introduca nella Verità di Dio, che è l’unico Signore della nostra vita. In quest’Anno della fede chiediamoci se concretamente abbiamo fatto qualche passo per conoscere di più Cristo e le verità della fede, leggendo e meditando la Sacra Scrittura, studiando il Catechismo, accostandosi con costanza ai Sacramenti. Ma chiediamoci contemporaneamente quali passi stiamo facendo perché la fede orienti tutta la nostra esistenza. Non si è cristiani “a tempo”, soltanto in alcuni momenti, in alcune circostanze, in alcune scelte. Non si può essere cristiani così, si è cristiani in ogni momento! Totalmente! La verità di Cristo, che lo Spirito Santo ci insegna e ci dona, interessa per sempre e totalmente la nostra vita quotidiana. Invochiamolo più spesso, perché ci guidi sulla strada dei discepoli di Cristo. Invochiamolo tutti i giorni. Vi faccio questa proposta: invochiamo tutti i giorni lo Spirito Santo, così lo Spirito Santo ci avvicinerà a Gesù Cristo.

giovedì 26 dicembre 2013

Buon Natale a tutti i lettori

Da una parabola ebraica:

..c’erano quattro candele accese…: la prima si lamentava: “Io sono la pace. Ma gli uomini preferiscono la guerra: non mi resta che lasciarmi spegnere”. E così accadde. La seconda disse: “Io sono la fede. Ma gli uomini preferiscono le favole: non mi resta che lasciarmi spegnere”. E così accadde. La terza candela confessò: “Io sono l’amore. Ma gli uomini sono cattivi e incapaci di amare: non mi resta che lasciarmi spegnere”. All’improvviso nella stanza comparve un bambino che, piangendo, disse: “Ho paura del buio”. Allora la quarta candela disse: “Non piangere. Io resterò accesa e ti permetterò di riaccendere con la mia luce le altre candele: io sono la speranza”.»


Attorno al simbolo del cero acceso si sviluppa anche la parabola ebraica sopra sintetizzata: essa mette in scena simbolicamente la pace, che nella Bibbia è il grande dono messianico, e le tre virtù teologali. Anche in questo racconto al centro c'è un bambino, come il neonato Gesù del testo evangelico (Luca 2, 22-40): è lui a far sfavillare nuovamente le candele spente. Sì, perché sulla storia il sudario delle tenebre si allarga spegnendo le luci della pace, dono sempre sospirato, della fede che allarga gli orizzonti e dell'amore che riscalda la vita. Rimane l'ultimo filo di luce, quello della candela della speranza. Ad essa si rivolge il bambino per riportare in vita la pace, la fede e l'amore. Anche le nostre riflessioni quotidiane sono spesso segnate dallo sconforto e dal realismo che ci induce giustamente a non ignorare il male del mondo. Ma l'ultima parola dovrebbe essere sempre quella della speranza, «il rischio da correre, anzi, il rischio dei rischi» (G. Bernanos) che riesce a far sbocciare la luce. 

Fonte:
http://www.avvenire.it/Rubriche/Pagine/Il%20mattutino/le%20quattro%20candele.aspx?Rubrica=Il%20mattutino

domenica 8 dicembre 2013


Esulto e gioisco nel Signore,
l’anima mia si allieta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza,
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come una sposa adornata di gioielli. (Is 61,10)

domenica 24 novembre 2013

“Ehi, voi laggiù! Noi, quassù, non ne possiamo più!”. Peccato e castigo.

Proponiamo la lettura di un articolo del sito "PapalePapale.com" di Antonio Margheriti Mastino. Condividiamo pienamente l'esortazione a meditare in maniera sapienziale il disastro dell'alluvione in Sardegna, ricordando anche quella di inizio Giugno di quest'anno stesso in Austria e Germania.
Ci lascia invece abbastanza perplessi l'attribuire come causa della maggior furia a Olbia dell'alluvione, l'apertura della cappella ecumenica all'Aeroporto Costa Smeralda voluta dal vescovo Sanguinetti. 
Buona visione e buona lettura.

Una sera di agosto di molti anni fa, avevo circa otto anni, io e altri bambini del condominio, giocavamo nel giardino condominiale. Eravamo molto chiassosi. Dopo le dieci di sera, il condomino dell’ultimo piano, ci lanciò una freddissima secchiata d’acqua, gridando: “Ehi, voi laggiù! Noi, quassù, non ne possiamo più!”.
Perché vi racconto questo episodio della mia infanzia?
Come potete dedurre dal cognome, la regione della Strega è la bellissima Sardegna, recentemente duramente colpita dal ciclone “Cleopatra”.
Lo scorso 13 luglio, all’aeroporto “Costa Smeralda” di Olbia, è stata inaugurata dal vescovo di Tempio-Pausania, monsignor Sebastiano Sanguinetti, una cappella ecumenica, un specie di luogo di meditazione progettato per credenti e non credenti.
La città colpita più duramente dalla “bomba d’acqua” è proprio Olbia. È solo un coincidenza?
Negli ultimi dieci anni, il mondo è caduto sempre più in basso, arrivando quasi a toccare il fondo più putrido del peccato. Ciò che appariva impossibile ritenere anche solo tollerabile, in quanto contro natura, oggi sta diventando “diritto civile”: sodomia, pedofilia e pederastia, l’incesto, la zoofilia, etc… Neppure ai tempi del diluvio, l’umanità si era ribellata così tanto al suo Creatore. «L’umanità di oggi», disse S. Pio da Pietrelcina poco prima di morire, «è peggiore dei demoni, i quali ancora temono e tremano davanti a Dio».
Effettivamente, dal 2004 ad oggi, le catastrofe naturali sono raddoppiate in quasi tutto il globo terrestre. Negli ultimi 9 anni, non c’è continente che non sia stato colpito da una devastante calamità naturale, a cominciare dal famoso tsunami del dicembre del 2004, passando per i tornado nelle Americhe, i terremoti in Giappone e i cicloni in Europa. Solamente l’Italia, dal 2009 ad oggi, è stata colpita da due terremoti (Abruzzo ed Emilia-Romagna) e dal citato ciclone in Sardegna.
Coloro che sono conviti che Dio non castighi, sono degli scellerati che non sanno apprezzare questi preziosi richiami del Signore al pentimento e alla penitenza. “Castigare”, abbiamo visto precedentemente, vuol dire “rendere casto”, purificare, mondare. Se il Signore non ci castigasse, non ci rendesse casti, non avremo parte con Lui né in questa, né nell’altra vita. I suoi castighi non sono mai fini a stessi: servono a purificarci e ad ammonirci, ad avvisarci che stiamo abusando della sua Giustizia e della sua Misericordia.
Il mondo è diventato una grande macchia di peccato e la cattolicità sta superando il limite dell’apostasia.
“Ehi, voi laggiù! Noi, quassù, non ne possiamo più!”.
Il Signore, però, anche quando tocchiamo il fondo, non manca mai di darci l’aiuto per risalire. Questo aiuto è la Madonna.
L’anno scorso, i vigili del fuoco di New York, il giorno dopo il tremendo uragano Sandy, misero nella loro pagina Facebook la foto di una statua della Beata Vergine Maria situata nel quartiere “Queens”, precisamente nella sezione di “Breezy Point”, l’unico oggetto rimasto intatto dalla furia dell’uragano. Più di ottanta edifici furono distrutti, solo quella statua rimase in piedi.
Anche nelle Filippine, paese colpito da un cataclisma lo scorso 15 ottobre, gli unici oggetti rimasti intatti nei luogo più devastati, sono statue sacre.
Nella Sardegna della Strega, si parla di “miracolo di Arzachena”, un paesino dalla Gallura, quasi completamene distrutto: solamente due statuine sacre sono rimaste intatte dalla furia dell’acqua.
La Madonna, dunque, è la nostra ancora di salvezza. Non disprezziamola e facciamo ciò che ci raccomanda: «Pentitevi! Pentitevi! Pentitevi!» (Apparizione di Lourdes). «[...] Abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva grandi fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo intero; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: “Penitenza, Penitenza, Penitenza!” [...]» (Terza parte del Segreto di Fatima).
I frutti del castigo di Dio devono essere il pentimento, la conversione e la penitenza.

sabato 19 ottobre 2013

Emperor Karl of Austria, King of Hungary


Lunedì 21 Ottobre sarà la festa liturgica del Beato Carlo d'Asburgo.
Preghiamo per la pace in Europa e nel mondo, per avere governanti che seguano le leggi del Creatore e per le intenzioni del Santo Padre.

domenica 1 settembre 2013

Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra.

1 Settembre 1939: la Germania nazista invase la Polonia. Due giorni dopo Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra a Hitler. Il grido di Pio XII rimase inascoltato: "Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra".



Nell'odierno angelus abbiamo potuto constatare la forte preoccupazione di Papa Francesco per le terribili conseguenze dovute ad un irresponsabile attacco alla Siria. Accogliamo il suo appello al digiuno per il prossimo 7 Settembre e preghiamo Maria, Regina del Cielo e della Terra, che ci sia concessa la pace.

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. (Mt 5,3-5,9)