Cavalleria Cristiana

"È autentica Cavalleria Cristiana quella dei Cavalieri Erranti, nel duplice senso di andare ed errare, simili ai saggi e giusti di Dio, i quali si ritirano di tanto in tanto nella fortezza della Tradizione Interiore per dare la scalata alle vette dello Spirito" Primo Siena
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mercoledì 14 dicembre 2016

Aleppo liberata. Vicario apostolico: “Questo Natale avrà un altro profumo” .

Mons. Abou Khazen, felice per l’ingresso dell’esercito siriano nei quartieri occupati, considera “motivo di speranza” la lettera del Papa ad Assad. Ma accusa: “L’embargo colpisce solo i civili”

 Maloula, Siria. Monastero di Santa Tecla - Wikimedia Commons




“La città di Aleppo finalmente sta per essere completamente liberata e unificata dopo quattro lunghi anni di divisione e di morte seminata da diversi gruppi armati siriani e non”. La testimonianza diretta giunge a ZENIT da mons. Georges Abou Khazen, vicario apostolico di Aleppo per i cattolici di rito latino.
Mentre lui parla, di sottofondo è nitido il suono dei colpi di mortaio. Stavolta però, rispetto ai mesi scorsi, è un sibilo di speranza, giacché testimonia l’assedio da parte dell’esercito siriano nella parte orientale della città, fino a poche settimane fa una roccaforte dei gruppi cosiddetti “ribelli”.
Durante l’occupazione – racconta mons. Abou Khazen, che ha avuto modo di parlare con persone fuggite dalla parte est di Aleppo – “la vita non era affatto facile, specialmente negli ultimi mesi di combattimenti, perché i ‘ribelli’ impedivano di far arrivare viveri e medicinali, mentre i loro depositi era riforniti”.
Questi gruppi – ribadisce il vicario apostolico – appartengono tutti alla galassia del fondamentalismo islamico e – aggiunge – “imponevano alla popolazione dei precetti e dei modi di vita all’insegna del fanatismo, totalmente estranei alla tradizione del popolo siriano”.
L’Onu riferisce che la situazione umanitaria è “catastrofica”: si registrano difficoltà logistiche per curare i feriti, l’igiene è scarsissima e la gran parte degli edifici è distrutta.
“Ora che la città è quasi interamente in mano all’esercito regolare – spiega tuttavia mons. Abou Khazen – molti profughi stanno tornando e questo è comunque un simbolo di rinascita”. Il vicario apostolico sottolinea che molti cittadini di Aleppo si erano allontanati recentemente, “durante l’ultima operazione dell’esercito per liberare i quartieri est della città”.
Una volta ripreso il controllo di queste zone, è stato necessario “pulire questi quartieri dalle mine, riaprire le strade e far funzionare tutte le altre infrastrutture”. Quasi concluse queste attività, la gente sta tornando indietro, dove spesso al posto della propria casa trova però un luogo spettrale. Presto dovrà avvenire la ricostruzione.
“Il clima che si respira tra la gente è di gioia, ottimismo e speranza”, racconta il vicario apostolico. Il quale però rileva che c’è anche tanta prudenza, perché il popolo siriano ormai è abituato alle “brutte sorprese”.
Prudenza – o forse sano realismo – che traspare anche dalle parole di mons. Abou Khazen. “Purtroppo non sono fiducioso per niente riguardo a un aspetto!”, esclama. E rivolge un’esplicita accusa nei confronti della comunità internazionale: “Tutte le scuse sono buone per lasciare le sanzioni e l’embargo contro la Siria!”.
Ad avviso del rappresentante cattolico, l’embargo sembra riguardare “solo gli aiuti umanitari, il gasolio, i medicinali” e dunque “chi ne paga le conseguenze è la povera gente”. E invece le armi – “ogni genere di armi”, dice – continuano ad entrare nel Paese.
L’8 dicembre scorso, del resto, il Governo Usa ha concesso una deroga alle esportazioni di armi a “forze irregolari, gruppi o individui impegnati nel sostenere o agevolare le operazioni militari degli Stati Uniti per contrastare il terrorismo in Siria”.
Non da Washington, ma dalla Città del Vaticano arrivano concreti segni per un avvenire migliore per il popolo siriano. La lettera inviata da Papa Francesco al presidente Assad “è un altro motivo di speranza per tutti noi, cristiani e non”, commenta mons. Abou Khazen. Che definisce inoltre “un gesto speciale” la nomina a cardinale da parte del Pontefice del nunzio apostolico in Siria, Mario Zenari.
Da qui bisogna ripartire per il futuro della Siria. “Questo Natale – spiega il vicario apostolico – avrà un altro profumo alla luce della liberazione della città, alcune strade saranno adornate per la festa anche se non c’è l’elettricità. Ma come abbiamo fatto lungo questi anni di guerra, cerchiamo di seminare la vera gioia e speranza cristiana nell’animo dei fedeli”.

Fonte: Zenit


mercoledì 28 settembre 2016

“Quella in Siria è una guerra contro i cristiani”

Quando risponde al telefono, monsignor mons. Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi (diocesi che comprende anche Raqqa, la capitale del sedicente Stato islamico), ha la voce roca. La voce di chi ogni giorno guarda in faccia la guerra. Sul sagrato dell’arcivescovado si affacciano due cecchini. Uno a trenta metri. L’altro a duecento. La tensione è palpabile, nonostante le prime frasi di monsignor Hindo vengano pronunciate con calma. A bassa voce. La linea va e viene. Ma, mano a mano che continuiamo a parlare, l’arcivescovo si fa sentire sempre di più. Parla della guerra che, ormai da cinque anni, sta distruggendo la Siria. Anzi, la “sua” Siria perché, mi spiegherà, “la Siria è prima di tutto mia. Perché io sono siriaco. E Siria deriva da siriaco. Io sono la Siria. Tutti i siriani sono la Siria”. Parole pronunciate dal cuore, come dirà più volte durante l’intervista. Parole di un pastore che ha deciso di non abbandonare le sue pecore. Anche a costo di vivere nel mirino dei cecchini. Giorno e notte.


Monsignore, recentemente ha usato parole molto dure nei confronti dei curdi dello Ypg, accusandoli di voler strappare qualsiasi cosa ai cristiani della sua diocesi. Qual è la situazione ora?
La presenza curda è sempre più pressante. Qui in città hanno preso tutti gli incroci e occupato tutte le vie, specialmente nel quartiere cristiano. Gli uomini dello Ypg si stanno comportando molto male con noi cristiani. Sono molto aggressivi. Inizialmente hanno preso il sud della città, poi si sono allargati sempre più. Hanno preso tutto il cotone e tutte le nostre ricchezze. Hanno rubato perfino le sedie. Hanno svuotato tutto, ora non c’è più nulla. Quando Daesh si è allontanato, sono arrivati i curdi dello Ypg, che vorrebbero creare uno Stato indipendente, ma questo non ha senso. Hanno preso qualche avvocato e l’hanno nominato giudice. Ma che giustizia è questa? L’anno scorso, a febbraio, 35 villaggi sono stati occupati da Daesh. I curdi dello Ypg li hanno visti scendere dalle montagne, ma non hanno fatto nulla per fermarli. Volevano che Isis occupasse queste terre bellissime. Quando sono arrivati, gli uomini dello Ypg mi hanno detto: “Siamo qui per proteggere i cristiani”. Ma non era vero: erano venuti per cacciare i cristiani.

Ma in Occidente i curdi dello Ypg vengono visti come degli eroi perché combattono Isis. Come può dire questo?
Loro lavorano per gli americani, che li usano per fare la loro politica. Ma poi li abbandoneranno. I curdi non pensano a ciò che accadrà tra un’ora oppure domani. Pensano solamente all’oggi. Non hanno imparato dalla loro storia e dalle persecuzioni degli ottomani. Lei sa cosa stanno facendo ora i curdi? Stanno imponendo la loro lingua nelle nostre scuole. Due ore al giorno per cinque giorni. Al Nord insegnano tutto in lingua curda. Ho detto loro: “Non avete programmi e non avete professori adatti. Come potete insegnare ai bambini?” E sa cosa mi hanno risposto? “Siamo pronti a sacrificare sette generazioni”. Questa non è democrazia. È ideologia. La propaganda curda e americana li presenta come eroi solo perché sono contro il governo. Ma i curdi stanno facendo tutto questo perché vogliono uno Stato. Lo stanno facendo solamente per il loro interesse.

Uno scenario davvero cupo, se è vero – come è vero – che i curdi hanno sfruttato il cessate il fuoco per alzare le barricate. Secondo lei la tregua è stata invece utile per i civili in zone come Aleppo?
Io sono contro il cessate il fuoco. La prima volta che l’esercito siriano è avanzato contro i ribelli, gli americani hanno chiesto una tregua e così i terroristi si sono riorganizzati per attaccare i soldati lealisti. Anche con questo cessate il fuoco hanno fatto la stessa cosa. De Mistura e l’Onu parlano solo di Aleppo est, dove sono presenti i ribelli, ma non parlano mai dell’altra parte, dove ci sono un milione e duecentomila siriani che vengono continuamente bombardati dai jihadisti. Anche l’arcivescovado di Aleppo è stato colpito da un missile, ma gli americani, i francesi e gli italiani non ne hanno parlato.

Ed è pure vero che durante la tregua i “ribelli” vengono riforniti di armi e munizioni. Ma chi gliele dà?
Di certo non vengono via aereo perché è tutto bloccato. Vengono dalla Turchia. La Turchia aiuta Daesh e anche l’America, che infatti non lo vuole distruggere. Da una parte gli Usa lo combattono, dall’altra lo aiutano. Addestrano i ribelli che poi passano le armi ad Al Qaida e all’Isis. Quando parlano i Capi dei governi occidentali dicono solo bugie. Non vogliono combattere né Daesh né Al Nusra. Non vogliono che la Russia e i siriani li bombardino.

E così i terroristi di Al Nusra hanno cambiato nome per presentarsi come “jihadisti” buoni…
Certo. E loro sono sostenuti anche dal Qatar, come l’Isis con l’Arabia Saudita.

Ma qual è la politica degli Usa in Medio Oriente?
Quella di Israele, che è il piede americano in Medio Oriente. Lo Stato ebraico ha un valore economico e strategico fondamentale. Per questo deve essere più forte ed è per questo che gli Usa vogliono smembrare la Siria. Non a caso hanno dato 38 miliardi di armi agli israeliani. Ma l’America fa anche gli interessi dell’Arabia Saudita, tanto che Obama ha posto il veto sul disegno di legge sull’11 settembre che permetterebbe alle famiglie delle vittime dell’11 settembre di citare in giudizio i sauditi. L’America ha deciso di attaccare la Siria perché Assad non ha voluto rompere le sue alleanze con l’Iran e con gli Hezbollah.

Com’è il rapporto tra cristiani e musulmani in Siria?
L’islam siriano è speciale. Non è come quello dell’Arabia Saudita o della Turchia. Non è un islam politico. I musulmani siriani hanno, prima di tutto, un cuore siriano. Hanno preso il volto della cultura, del commercio e della civiltà siriana. Purtroppo abbiamo anche noi qualche villaggio o qualche città in cui ci sono persone con la mentalità dei Fratelli musulmani…

Ma prima della primavera araba Assad riusciva a tenerli a bada…
Da quando il partito Baath ha preso il potere, la Siria è diventata un Paese laico. Quando ho costruito un campanile di 42 metri con una croce di 7 metri nessuno ha detto nulla. Anche se è più alta dei minareti. Come mai? Da settant’anni abbiamo una cultura laica. L’estremismo è arrivato con i Fratelli musulmani. Daesh è figlio loro e dei wahabiti.

Ma davvero Assad ha commesso tutti i crimini di cui è accusato?
Nella prima settimana della rivolta c’è stato qualche sciopero e l’esercito ha sparato sugli scioperanti. È vero. Ma chi ha sparato è stato punito. Quella in Siria non è stata una rivoluzione. È una guerra dei Fratelli musulmani. Chi dice che si tratta di una rivoluzione fa propaganda. È una guerra contro i cristiani. Il segretario di Laurent Fabius, tre anni fa, mi ha detto: “Tra poco arriverà in Europa un aereo pieno di cristiani iracheni”. Sa cosa gli ho risposto? “State sradicando i cristiani mediorientali affinché continui la guerra tra sciiti e sunniti”.

Dopo il bombardamento Usa contro l’esercito siriano, monsignor Abu Khazen, arcivescovo di Aleppo, ha detto che non si è trattato affatto di un errore. Condivide questa tesi?
Nel 2012 ho preso carta e penna per dire che dovevano essere Russia, Cina e Iran a bombardare Daesh in Siria. Non gli americani e i loro alleati perché ero certo che avrebbero colpito anche l’esercito siriano. E ora è successo. Di solito Isis cerca di colpire gli aerei, ma in questo caso non l’ha fatto. Come mai? Non posso parlare con tranquillità di fronte a questo bombardamento. Sono anche arcivescovo di Deir el-Zor e non posso accettare quello che gli americani hanno fatto. Conosco le persone che combattono con l’esercito siriano e i cristiani che vivono ancora lì. Non posso stare seduto su un trono. Uso le parole che mi vengono dal cuore e, quando vedo la Mogherini che piange per gli attentati di Bruxelles, mi chiedo se mente. Anzi, so che mente. Non ha mai parlato di tutte le scuole bombardate dai terroristi a Damasco. Forse il sangue siriano non è come quello occidentale…

Abbiamo parlato tanto di propaganda. Ma cosa possiamo fare noi giornalisti per raccontare con lealtà il conflitto siriano?
Non prendete per oro colato tutto ciò che i governi occidentali vi dicono. Sono bugiardi e contro i cristiani e i siriani. Hanno i loro interessi e non hanno in mente né gli uomini né i cristiani. Credo che la politica debba significare “servizio”, ma purtroppo ora è solo questione di interessi. Mettete dei punti di domanda sulle cose che vi dicono. Abbiate un po’ di cuore per questa Nazione. La Siria è prima di tutto mia. Perché io sono siriaco. E Siria deriva da siriaco. Io sono la Siria. I siriani sono la Siria. Piantatela di chiamare “moderati” i ribelli. È una bugia. Non sono moderati. Nemmeno l’Esercito Siriano Libero lo è. È solo il cambiamento di un’etichetta. Come Isis e come Al Nusra sono degli islamisti. I russi continuano a chiedere agli americani chi sono i ribelli moderati, ma loro non hanno ancora risposto.

Come giudica l’intervento russo in Siria?
Putin non è venuto solo per aiutare i cristiani e i siriani. Ma anche perché i terroristi non tornino in Russia. La posizione russa è difendibile, quella americana no perché è contro il diritto internazionale. Chi ha autorizzato l’intervento aereo della coalizione a guida Usa in Siria? Nessuno. È assurdo. La crisi siriana ha mostrato che la Russia è la seconda potenza mondiale e questo non è tollerabile per l’America.

Due mesi fa ha potuto parlare con Bashar Al Assad. Cosa vi siete detti?
A dir la verità, ho parlato della situazione nella mia regione. Ho parlato del problema curdo, presentando anche documenti scritti. Sa cosa mi ha detto? “Voglio una Siria laica in cui è vietato parlare di minoranze”. Mi ha poi detto: “Io sono un simbolo. Se va via un simbolo crolla tutto”. E ha ragione. In Siria succederebbe ciò che è successo in Libia e in Iraq. Se Assad se ne va, sparirà pure l’esercito e la Siria verrà smembrata.
Dice queste parole con un nodo alla gola, monsignor Hindo. E non possiamo dargli torto. La Siria anche è “sua”. È una questione di fede e di sangue. Cose che sembrano impensabili qui, dove tutto è pace.

giovedì 2 giugno 2016

Putin, l’ultimo Crociato?

Scriveva Silvano Panunzio su San Giovanni Bosco nella "Summa Sanctitatis": "Misteriosi sono certi suoi accenni che parlano non tanto di un Pontefice, quanto di un simbolico Anziano del Lazio. Questi si incontrerebbe, per stringere alleanza, con il Grande Guerriero del Nord." [1]
Panunzio comunque sembra essere dell'avviso che il Guerriero del Nord sia un discendente autentico dei Valois ovvero proveniente dalla Francia. Noi questa volta non ci vogliamo sbilanciare, aggiungendo un punto interrogativo al titolo del nostro articolo, non presente invece in quello che proponiamo alcune righe sotto. Vogliamo comunque sottolineare che "la Russia perenne è la Santa Russia
. (...) Il Cristianesimo russo è stato più di tutti provato e saggiato dal crogiolo della fornace: e rappresenta l'oro puro, reso finissimo dalle fiamme. Intanto, dalla Sacra Montagna dell'Athos, taumaturgici ieromonaci russi vigilano e impetrano, formando la vera aristocrazia che dirige nell'invisibile e che, a tempo debito, tutto può ottenere da Dio." [2]

Dal blog di Nino Spirlì
[http://blog.ilgiornale.it/spirli/2016/05/31/putin-lultimo-crociato/]


Dal trono che, in uno dei più antichi monasteri ortodossi del Monte Athos, fu riservato agli imperatori bizantini, Putin, l’ultimo Zar di tutte le Russie, si conferma apostolo di Cristo e difensore della Cristianità.

Baluardo contro l’islamizzazione progettata a tavolino da chi pretende di meticciare l’Europa e il resto dell’Occidente anche nella Fede, oltre che nelle carni e nell’identità. Da chi crede di poter cancellare indegnamente l’unico messaggio d’Amore che l’Umanità tutta abbia abbracciato con l’abbandono fiducioso ad un Dio di Misericordia e Pace. Quel Dio che, ancora oggi, è messo di nuovo in croce dal demonio umano, presunto signore della Terra. Gesù Cristo, che pesa sulle coscienze colpevoli quanto un macigno per la Sua leggerezza e semplicità. Gesù, Padre dell’Occidente moderno, che detta un solo comandamento: Ama il tuo prossimo quanto ami te stesso.
E’, dunque, dall’amore verso se stessi che bisogna partire, per definire il progetto di Dio, nato con la Creazione. Dalla coscienza di sé, e la scelta di sé. Dalla conferma della consapevolezza di essere figlio e fratello del Creatore, parte di quel Cristo che, Dio e Uomo consapevole della propria divinità, affrontò la menzogna, l’accusa, la condanna, il supplizio e la morte, per diventare Esempio, Via e Vita per tutti noi.
Quel Nazareno innocente, al quale, 2000 anni dopo la colpevole crocifissione, sputiamo in faccia il nostro rifiuto, l’odio, per dabbenaggine, ignoranza e comodo silenzio complice delle mille nefandezze di chi sta tentando di cancellarcelo dal cuore, Gesù, per installarci il nulla. La finta bontà, forse. Travestita di stupido buonismo, che si alimenta di esteriorità e recide le profonde radici della carità cristiana, cosciente e devota.
Russian President Vladimir Putin visits Mount Athos

Putin, del messaggio cristiano e di Gesù Cristo, ne ha fatto missione!
E la sua visita ai santi monaci ortodossi del Monte Athos, in Grecia, luogo santo e benedetto per eccellenza nel panorama cristiano, ne è la conferma! Una devozione alla Fede unica, inscindibile e antica, con la speranza, la certezza, di una benedizione che arrivi direttamente dal Cielo. Che, sull’Athos, tocca la Terra e la sposa. Putin che salva i cristiani nelle terre invase dagli infedeli assassini e regala loro la speranza di un futuro libero e pacifico.
Quello stesso Putin che parte per le zone di guerra e stabilisce personalmente le strategie, la tattica, per debellare quel terrorismo islamico, che è armato non solo di kalashnikov e coltelli, ma, anche e soprattutto, di parole e preghiere di morte.
Putin che da lezioni ad un’Europa serva della peggiore massoneria americana, senzadio e senza morale. Questa Europa cafona, la quale si spoglia della propria ultramillenaria Identità, fatta di Arte e Cultura, Filosofia e Scienza, per farsi invadere confusamente  da hotdog e kekab, da salsicce di porco americano e panini con frattaglie di montone. Per farsi meticciare fin dentro l’anima senza opporre una benché minima resistenza. Convinta, forse, che il dio degli islamici sia misericordioso quanto Gesù.
Ma Gesù è Dio. Il resto è vento del deserto. Furia e carestia insieme. 
E Putin, ultimo Crociato, questo lo sa.
Fra me e me.

[1] Silvano Panunzio, Summa Sanctitatis, Ed. Cantagalli (cap. Miracoli di giorno, Visioni di Notte - Don Bosco).
[2] Silvano Panunzio, Russia e Santa Russia, Metapolitica n.2 del 29.X.1976

giovedì 17 marzo 2016

Dichiarazione comune di Papa Francesco e del Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia

«La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13).


Per i 3 anni di pontificato di Papa Francesco, vogliamo ricordare lo storico incontro tra il Vescovo di Roma e il Patriarca della chiesa ortodossa di Russia.

Robertus 


1. Per volontà di Dio Padre dal quale viene ogni dono, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, e con l’aiuto dello Spirito Santo Consolatore, noi, Papa Francesco e Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, ci siamo incontrati oggi a L’Avana. Rendiamo grazie a Dio, glorificato nella Trinità, per questo incontro, il primo nella storia. Con gioia ci siamo ritrovati come fratelli nella fede cristiana che si incontrano per «parlare a viva voce» (2 Gv 12), da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana.
2. Il nostro incontro fraterno ha avuto luogo a Cuba, all’incrocio tra Nord e Sud, tra Est e Ovest. Da questa isola, simbolo delle speranze del “Nuovo Mondo” e degli eventi drammatici della storia del XX secolo, rivolgiamo la nostra parola a tutti i popoli dell’America Latina e degli altri Continenti. Ci rallegriamo che la fede cristiana stia crescendo qui in modo dinamico. Il potente potenziale religioso dell’America Latina, la sua secolare tradizione cristiana, realizzata nell’esperienza personale di milioni di persone, sono la garanzia di un grande futuro per questa regione.
3. Incontrandoci lontano dalle antiche contese del “Vecchio Mondo”, sentiamo con particolare forza la necessità di un lavoro comune tra cattolici e ortodossi, chiamati, con dolcezza e rispetto, a rendere conto al mondo della speranza che è in noi (cfr 1 Pt 3, 15).
4. Rendiamo grazie a Dio per i doni ricevuti dalla venuta nel mondo del suo unico Figlio. Condividiamo la comune Tradizione spirituale del primo millennio del cristianesimo. I testimoni di questa Tradizione sono la Santissima Madre di Dio, la Vergine Maria, e i Santi che veneriamo. Tra loro ci sono innumerevoli martiri che hanno testimoniato la loro fedeltà a Cristo e sono diventati “seme di cristiani”.
5. Nonostante questa Tradizione comune dei primi dieci secoli, cattolici e ortodossi, da quasi mille anni, sono privati della comunione nell’Eucaristia. Siamo divisi da ferite causate da conflitti di un passato lontano o recente, da divergenze, ereditate dai nostri antenati, nella comprensione e l’esplicitazione della nostra fede in Dio, uno in tre Persone – Padre, Figlio e Spirito Santo. Deploriamo la perdita dell’unità, conseguenza della debolezza umana e del peccato, accaduta nonostante la Preghiera sacerdotale di Cristo Salvatore: «Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola» (Gv 17, 21).
6. Consapevoli della permanenza di numerosi ostacoli, ci auguriamo che il nostro incontro possa contribuire al ristabilimento di questa unità voluta da Dio, per la quale Cristo ha pregato. Possa il nostro incontro ispirare i cristiani di tutto il mondo a pregare il Signore con rinnovato fervore per la piena unità di tutti i suoi discepoli. In un mondo che attende da noi non solo parole ma gesti concreti, possa questo incontro essere un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà!
7. Nella nostra determinazione a compiere tutto ciò che è necessario per superare le divergenze storiche che abbiamo ereditato, vogliamo unire i nostri sforzi per testimoniare il Vangelo di Cristo e il patrimonio comune della Chiesa del primo millennio, rispondendo insieme alle sfide del mondo contemporaneo. Ortodossi e cattolici devono imparare a dare una concorde testimonianza alla verità in ambiti in cui questo è possibile e necessario. La civiltà umana è entrata in un periodo di cambiamento epocale. La nostra coscienza cristiana e la nostra responsabilità pastorale non ci autorizzano a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune.
8. Il nostro sguardo si rivolge in primo luogo verso le regioni del mondo dove i cristiani sono vittime di persecuzione. In molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere. Le loro chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti. In Siria, in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente, constatiamo con dolore l’esodo massiccio dei cristiani dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose.
9. Chiediamo alla comunità internazionale di agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente. Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati, desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose diventati anch’essi vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica.
10. In Siria e in Iraq la violenza ha già causato migliaia di vittime, lasciando milioni di persone senza tetto né risorse. Esortiamo la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile. È essenziale assicurare un aiuto umanitario su larga scala alle popolazioni martoriate e ai tanti rifugiati nei paesi confinanti. Chiediamo a tutti coloro che possono influire sul destino delle persone rapite, fra cui i Metropoliti di Aleppo, Paolo e Giovanni Ibrahim, sequestrati nel mese di aprile del 2013, di fare tutto ciò che è necessario per la loro rapida liberazione.
11. Eleviamo le nostre preghiere a Cristo, il Salvatore del mondo, per il ristabilimento della pace in Medio Oriente che è “il frutto della giustizia” (cfrIs 32, 17), affinché si rafforzi la convivenza fraterna tra le varie popolazioni, le Chiese e le religioni che vi sono presenti, per il ritorno dei rifugiati nelle loro case, la guarigione dei feriti e il riposo dell’anima degli innocenti uccisi. Ci rivolgiamo, con un fervido appello, a tutte le parti che possono essere coinvolte nei conflitti perché mostrino buona volontà e siedano al tavolo dei negoziati. Al contempo, è necessario che la comunità internazionale faccia ogni sforzo possibile per porre fine al terrorismo con l’aiuto di azioni comuni, congiunte e coordinate. Facciamo appello a tutti i paesi coinvolti nella lotta contro il terrorismo, affinché agiscano in maniera responsabile e prudente. Esortiamo tutti i cristiani e tutti i credenti in Dio a pregare con fervore il provvidente Creatore del mondo perché protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale. Affinché la pace sia durevole ed affidabile, sono necessari specifici sforzi volti a riscoprire i valori comuni che ci uniscono, fondati sul Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.
12. Ci inchiniamo davanti al martirio di coloro che, a costo della propria vita, testimoniano la verità del Vangelo, preferendo la morte all’apostasia di Cristo. Crediamo che questi martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza, sono un pegno dell’unità dei cristiani. È a voi, che soffrite per Cristo, che si rivolge la parola dell’apostolo: «Carissimi, … nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della Sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare» (1 Pt4, 12-13).
13. In quest’epoca inquietante, il dialogo interreligioso è indispensabile. Le differenze nella comprensione delle verità religiose non devono impedire alle persone di fedi diverse di vivere nella pace e nell’armonia. Nelle circostanze attuali, i leader religiosi hanno la responsabilità particolare di educare i loro fedeli in uno spirito rispettoso delle convinzioni di coloro che appartengono ad altre tradizioni religiose. Sono assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi. Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, «perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace» (1 Cor 14, 33).
14. Nell’affermare l’alto valore della libertà religiosa, rendiamo grazie a Dio per il rinnovamento senza precedenti della fede cristiana che sta accadendo ora in Russia e in molti paesi dell’Europa orientale, dove i regimi atei hanno dominato per decenni. Oggi le catene dell’ateismo militante sono spezzate e in tanti luoghi i cristiani possono liberamente professare la loro fede. In un quarto di secolo, vi sono state costruite decine di migliaia di nuove chiese, e aperti centinaia di monasteri e scuole teologiche. Le comunità cristiane portano avanti un’importante attività caritativa e sociale, fornendo un’assistenza diversificata ai bisognosi. Ortodossi e cattolici spesso lavorano fianco a fianco. Essi attestano l’esistenza dei fondamenti spirituali comuni della convivenza umana, testimoniando i valori del Vangelo.
15. Allo stesso tempo, siamo preoccupati per la situazione in tanti paesi in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente ad esse. In particolare, constatiamo che la trasformazione di alcuni paesi in società secolarizzate, estranee ad ogni riferimento a Dio ed alla sua verità, costituisce una grave minaccia per la libertà religiosa. È per noi fonte di inquietudine l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica.
16. Il processo di integrazione europea, iniziato dopo secoli di sanguinosi conflitti, è stato accolto da molti con speranza, come una garanzia di pace e di sicurezza. Tuttavia, invitiamo a rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane. Chiediamo ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana.
17. Il nostro sguardo si rivolge alle persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà, che vivono in condizioni di estremo bisogno e di povertà mentre crescono le ricchezze materiali dell’umanità. Non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi. Il consumo sfrenato, come si vede in alcuni paesi più sviluppati, sta esaurendo gradualmente le risorse del nostro pianeta. La crescente disuguaglianza nella distribuzione dei beni terreni aumenta il sentimento d’ingiustizia nei confronti del sistema di relazioni internazionali che si è stabilito.
18. Le Chiese cristiane sono chiamate a difendere le esigenze della giustizia, il rispetto per le tradizioni dei popoli e un’autentica solidarietà con tutti coloro che soffrono. Noi, cristiani, non dobbiamo dimenticare che «Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1 Cor 1, 27-29).
19. La famiglia è il centro naturale della vita umana e della società. Siamo preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi. Ortodossi e cattolici condividono la stessa concezione della famiglia e sono chiamati a testimoniare che essa è un cammino di santità, che testimonia la fedeltà degli sposi nelle loro relazioni reciproche, la loro apertura alla procreazione e all’educazione dei figli, la solidarietà tra le generazioni e il rispetto per i più deboli.
20. La famiglia si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà. Ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica.
21. Chiediamo a tutti di rispettare il diritto inalienabile alla vita. Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio (cfr Gen 4, 10). Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale. Siamo anche preoccupati dallo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita, perché la manipolazione della vita umana è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio. Riteniamo che sia nostro dovere ricordare l’immutabilità dei principi morali cristiani, basati sul rispetto della dignità dell’uomo chiamato alla vita, secondo il disegno del Creatore.
22. Oggi, desideriamo rivolgerci in modo particolare ai giovani cristiani. Voi, giovani, avete come compito di non nascondere il talento sotto terra (cfr Mt25, 25), ma di utilizzare tutte le capacità che Dio vi ha dato per confermare nel mondo le verità di Cristo, per incarnare nella vostra vita i comandamenti evangelici dell’amore di Dio e del prossimo. Non abbiate paura di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre.
23. Dio vi ama e aspetta da ciascuno di voi che siate Suoi discepoli e apostoli. Siate la luce del mondo affinché coloro che vi circondano, vedendo le vostre opere buone, rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli (cfr Mt 5, 14, 16). Educate i vostri figli nella fede cristiana, trasmettete loro la perla preziosadella fede (cfr Mt 13, 46) che avete ricevuta dai vostri genitori ed antenati. Ricordate che «siete stati comprati a caro prezzo» (1 Cor 6, 20), al costo della morte in croce dell’Uomo-Dio Gesù Cristo.
24. Ortodossi e cattolici sono uniti non solo dalla comune Tradizione della Chiesa del primo millennio, ma anche dalla missione di predicare il Vangelo di Cristo nel mondo di oggi. Questa missione comporta il rispetto reciproco per i membri delle comunità cristiane ed esclude qualsiasi forma di proselitismo. Non siamo concorrenti ma fratelli, e da questo concetto devono essere guidate tutte le nostre azioni reciproche e verso il mondo esterno. Esortiamo i cattolici e gli ortodossi di tutti i paesi ad imparare a vivere insieme nella pace e nell’amore, e ad avere «gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti» (Rm 15, 5). Non si può quindi accettare l’uso di mezzi sleali per incitare i credenti a passare da una Chiesa ad un’altra, negando la loro libertà religiosa o le loro tradizioni. Siamo chiamati a mettere in pratica il precetto dell’apostolo Paolo: «Mi sono fatto un punto di onore di non annunziare il vangelo se non dove ancora non era giunto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui» (Rm 15, 20).
25. Speriamo che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi. Oggi è chiaro che il metodo dell’“uniatismo” del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità. Tuttavia, le comunità ecclesiali apparse in queste circostanze storiche hanno il diritto di esistere e di intraprendere tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze spirituali dei loro fedeli, cercando nello stesso tempo di vivere in pace con i loro vicini. Ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili.
26. Deploriamo lo scontro in Ucraina che ha già causato molte vittime, innumerevoli ferite ad abitanti pacifici e gettato la società in una grave crisi economica ed umanitaria. Invitiamo tutte le parti del conflitto alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace. Invitiamo le nostre Chiese in Ucraina a lavorare per pervenire all’armonia sociale, ad astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto.
27. Auspichiamo che lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina possa essere superato sulla base delle norme canoniche esistenti, che tutti i cristiani ortodossi dell’Ucraina vivano nella pace e nell’armonia, e che le comunità cattoliche del Paese vi contribuiscano, in modo da far vedere sempre di più la nostra fratellanza cristiana.
28. Nel mondo contemporaneo, multiforme eppure unito da un comune destino, cattolici e ortodossi sono chiamati a collaborare fraternamente nell’annuncio della Buona Novella della salvezza, a testimoniare insieme la dignità morale e la libertà autentica della persona, «perché il mondo creda» (Gv 17, 21). Questo mondo, in cui scompaiono progressivamente i pilastri spirituali dell’esistenza umana, aspetta da noi una forte testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita personale e sociale. Dalla nostra capacità di dare insieme testimonianza dello Spirito di verità in questi tempi difficili dipende in gran parte il futuro dell’umanità.
29. In questa ardita testimonianza della verità di Dio e della Buona Novella salvifica, ci sostenga l’Uomo-Dio Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, che ci fortifica spiritualmente con la sua infallibile promessa: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo Regno» (Lc12, 32)! Cristo è fonte di gioia e di speranza. La fede in Lui trasfigura la vita umana, la riempie di significato. Di ciò si sono potuti convincere, attraverso la loro esperienza, tutti coloro a cui si possono applicare le parole dell’apostolo Pietro: «Voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio; voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia» (1 Pt 2, 10).
30. Pieni di gratitudine per il dono della comprensione reciproca espresso durante il nostro incontro, guardiamo con speranza alla Santissima Madre di Dio, invocandola con le parole di questa antica preghiera: “Sotto il riparo della tua misericordia, ci rifugiamo, Santa Madre di Dio”. Che la Beata Vergine Maria, con la sua intercessione, incoraggi alla fraternità coloro che la venerano, perché siano riuniti, al tempo stabilito da Dio, nella pace e nell’armonia in un solo popolo di Dio, per la gloria della Santissima e indivisibile Trinità!
Francesco
Vescovo di Roma
Papa della Chiesa Cattolica
Kirill
Patriarca di Mosca
e di tutta la Russia

lunedì 24 agosto 2015

UN'ESTATE FREDDA PER L'EUROPA


DI ISRAEL SHAMIR

mycatbirdseat.com

L’estate regna in tutta Europa, dalla Grecia alla Svezia. Le vacanze hanno svuotato gli uffici e riempito le spiagge. Fiori sbocciano dappertutto e la loro fragranza scorre come un fiume. Feste interminabili, spettacoli ed esibizioni artistiche impreziosiscono le vecchie e pittoresche città. Ma le cose non sono più come una volta. Il vecchio continente è malato. La vita è facile, ma non per te. I pesci saltano e la disoccupazione è elevata (citazione dalla canzone “Summertime”, ndt)

Il motto della giornata è 'austerità per tutti eccetto banksters e politici corrotti ". Lo stato sociale si restringe, ma i bilanci militari si espandono e la NATO cresce nonostante l'austerità. I paesi membri dell'Unione Europea (eccetto la Germania) sono deindustrializzati, i loro lavoratori perdono competenze e vanno a lavorare nel terziario. Un portamazze da golf è meno probabile che causi problemi di un operaio. La democrazia non è mai stata una farsa come in questi giorni
Dopo la debacle greca di Syriza vi è una scarsissima fiducia nella retorica di sinistra. In tutta la storia moderna d'Europa, non c'era mai stata una resa o un tradimento così vergognoso. 'Alexis Tsipras' è una traduzione greca di 'Vidkun Quisling' o di 'Maréchal Pétain'. L'uomo ha ricevuto il pieno sostegno del suo popolo, e si è tirato indietro. (Il primo passo di Syriza dopo il fiasco è stato quello di instaurare una cooperazione militare con Israele1.)
Ora solo l'estrema destra Alba Dorata parla ad alta voce contro la resa ai banchieri, ma questo è un partito all'opposizione e non rischia nulla a parlarne apertamente.
I partiti della sinistra e della destra sono ora molto simili. L'Europa invero non ha più veri partiti di Sinistra e di Destra. La pseudo-sinistra sostiene le guerre imperialiste e demoralizza l'uomo. La pseudo-destra sostiene le guerre imperialiste e i tagli delle tasse per i ricchi. Era più divertente con i partiti tradizionali, con la destra che odiava i finanzieri, sostenendo la tradizione, la chiesa e la famiglia; la sinistra che lottava contro la borghesia, si prendeva cura degli interessi dei lavoratori e puntava alla giustizia sociale.
Nelle parole di Douglas Adams, "gli uomini erano veri uomini, le donne erano vere donne e le piccole creature pelose di Alfa Centauri erano vere piccole creature pelose di Alfa Centauri." Ora tutti promuovono l’ingresso delle donne nei consigli di amministrazione delle multinazionali, competono per le donazioni agli ebrei e sostengono chi è meglio per gli omosessuali.
Sulle questioni importanti sono “uguali uguali”, come strilla ma mia padrona di casa cinese. Entrambi gli schieramenti politici sono per una maggiore immigrazione; se la sinistra spiega che è per motivi umanitari e di antirazzismo, la destra cerca forza lavoro a basso costo per mantenere i lavoratori autoctoni obbedienti. La linea di fondo è la stessa.
Persone minacciate dall’immigrazione di massa spesso votano per la destra perché alcuni pensano erroneamente che qualche gettone razzista (voto, ndt) sarà tradotto in azione. Ahimè, invano. Considerate Nicolas Sarkozy, l'ex presidente francese. Avrebbe voluto mandare un messaggio razzista per flirtare con il suo elettorato, ma bombardando la Libia ha spedito più immigrati in Francia rispetto a qualsiasi partito di sinistra avrebbe fatto.
Be’, forse François Hollande, l'attuale Presidente, può competere con lui; il suo sostegno ai ribelli siriani ha spedito un milione di rifugiati verso l'Europa.
Nel Regno Unito Tony Blair ha distrutto il Labour party (sinistra). Ha trasformato il vecchio partito dei lavoratori e dei minatori in una versione light del Tory party (destra). Blair ha sostenuto ogni campagna militare americana e si guadagnò il titolo onorifico di barboncino britannico. Un grande amico di Israele e della lobby israeliana è un altro dei suoi titoli. Blair è fuori, ma i suoi sostenitori sono ancora nel partito. E continuano a perdere.
La base del partito dei Labour vorrebbe avere Jeremy Corbyn come leader. Blair lo odia, e questa è sicuramente una buona raccomandazione. Si suppone che sia un nuovo Michael Foot, un grande uomo dell’era pre-thatcheriana della Gran Bretagna. Corbyn è per il disarmo nucleare, ha parlato positivamente di Hamas e Hezbollah, ha votato contro l'americano “Drang nach Osten wars” (diffondi a est le guerre, ndt).
Littlewood lo chiamava2 "l’antidoto al morso del serpente sionista". Cambiarebbe le cose, se mai lo eleggessero. Probabilmente lo terranno fuori: le persone dietro i partiti politici li preferiscono deboli e principianti.
 L'estrema destra BNP (British National Party, ndt) afferma di essere l'erede del partito Labour. Dicono che i lavoratori britannici votano per loro. La loro affermazione non è del tutto priva di fondamenta. La vera Sinistra – qualunque sia stata la sua forma: sovietica, cinese o cubana - era strettamente contro l'immigrazione. Ma l'immigrazione è solo un problema tra i tanti, mentre il Bnp ha ristretto la sua battaglia alla politica anti-musulmani. Non hanno nemmeno cercato di affrontare il vero problema - l'eccessiva ricchezza di pochi costruita su l'impoverimento dei molti.
Il Front National (FN) in Francia ha caratteristiche più salvifiche, e più sostenitori. In realtà il FN è probabilmente l'unico partito francese vivo e vegeto, gli altri sono morti. Il FN è per portare la Francia fuori dalla Nato e dalla UE, per l'amicizia con la Russia e per riconquistare la sovranità perduta della Francia. Il loro arrivo al palazzo dell'Eliseo cambierebbe le cose in Europa: se mai ciò accaderà.

Il problema principale dell'Europa è l’occupazione americana. Questa è la fonte di problemi. Nel 1945 il continente è stato spartito tra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. Nel 1991 i russi sono usciti dalla scena, ma la libertà è arrivata: gli americani hanno dilagato occupando tutta l'Europa da Narva in Estonia a Oeiras, in Portogallo, da Souda Bay a Creta a Orland in Norvegia. Oltre al materiale militare hanno importato la loro agenda politica. Il loro giogo grava sulla grigia Europa. I passi a cui costringono i leader europei danneggiano il continente. I leader costretti a prendere decisioni sbagliate, e la gente paga.
L’Europa ha avuto un grande acquirente per la sua produzione. La Russia ha acquistato i suoi macchinari e i suoi formaggi, vino e macchine in quantità e ha consegnato gas e petrolio a buon mercato. Gli Stati Uniti hanno bloccato i circuiti di questo commercio redditizio. Ora gli europei buttano al macero le loro mele e i loro formaggi, spendono di più in armamenti e importano gas costoso dall’america.
L’Europa aveva un amico dissidente sul proprio mare, un colonnello Gheddafi in pensione.
Ha venduto petrolio a basso costo, ha importato merci europee per la sua piccola popolazione prospera e teneva milioni di africani occupati in Libia.
Sotto la guida degli Stati Uniti, la NATO ha bombardato la Libia, il colonnello è stato sodomizzato da una canna di fucile e linciato, il suo paese distrutto. Gli africani sono andati in Europa su ogni piccola barca che potevano trovare.
L’Europa aveva un amico a Damasco, un ex medico oculista di Londra. Ha comprato merci europee, ha mantenuto unito il suo paese, visitato Parigi.
Sotto la guida degli Stati Uniti, quest’uomo gentile è stato chiamato un 'génocidaire' (genocida); le armi sono state consegnate ai suoi nemici, i fanatici mussulmani takfiri. Il suo paese è stato devastato e milioni di rifugiati siriani sono fuggiti in Europa.
Hanno seguito gli iracheni, il cui paese è stato messo in ginocchio dall'invasione statunitense del 2003. Il paese più avanzato del Medio Oriente, con istruzione gratuita e cure mediche gratuite, con i migliori ingegneri e un forte esercito, è stato trasformato in un vespaio di conflitti confessionali mentre milioni di iracheni sono andati in Europa.
Afgani, palestinesi, arabi, africani si sono riversati in Europa dai loro paesi fracassati dal pugno di ferro delle Forze Armate degli Stati Uniti.
Il mio amico, Roger van Zwanenberg della casa editrice Pluto books, pensa3 che la terribile distruzione del Medio Oriente a causa delle guerre condotte dagli Stati Uniti sia dovuta all’influenza sionista e asseconda il desiderio di Israele di frammentare la regione al fine di realizzare il progetto della Grande Israele: dal Nilo all’Eufrate. Si tratta di un pensiero plausibile, tenuto conto della recente scena di venerazione di Netanyahu al Congresso degli Stati Uniti. I promotori delle guerre erano principalmente Primatisti di Israele, neocon, Wolfowitz, Perle e altri. Hanno spinto per l'invasione dell'Iraq, hanno chiesto la guerra contro l'Iran.
Ma perché questi megalomani limitano i loro sogni di dominio al Medio Oriente? Perché non aspirano al dominio del mondo? Se vogliono rompere in pezzi le vecchie società del Medio Oriente, possono farlo anche in Europa, con la stessa moneta. L'Europa è una vittima del conflitto. Senza queste guerre, le ondate migratorie non coprirebbero l’Europa. Quindi, chiunque ha pianificato ed eseguito queste guerre probabilmente destinate a smontare l'Europa oltre che il Medio Oriente, e l'Europa è la più importante vittima designata in quanto deve essere sottomessa nel cammino verso il dominio del mondo. E il Medio Oriente non è l'unica fonte di rifugiati e immigrati.
Una volta l'Unione Europea era un'unione degli stati successori dell'impero di Carlo Magno e, forse, un’idea fattibile. Ma gli Stati Uniti hanno preso il controllo su Bruxelles, e li hanno costretti ad accettare gli stati dell'Europa orientale, tutti guidati da devoti anticomunisti d'America. All'interno dell'UE, i paesi sviluppati della vecchia unione hanno divorato gli outsider meno sviluppati. Gli stati baltici hanno perso oltre un terzo della loro popolazione. La Lettonia è scesa dai 2,7 milioni alla fine dell’era sovietica agli attuali 1,9 milioni. La Lituania da 3,7 a 2,9 milioni. La Romania, una volta liberata dai suoi debiti dalla ferrea volontà di Nicolae Ceausescu, ora è di nuovo indebitata fino al collo. I loro cittadini impoveriti hanno invasoo le città dell'Europa occidentale.
Pensiamo alla Svezia. Questa è la più fredda estate da molti anni in Svezia. Luglio è stato freddo come il mese di aprile, ma il freddo non ha fermato l'afflusso di rifugiati.
Di fronte a ogni supermercato, stazione della metropolitana e ferroviaria di Svezia, da Kiruna a Lund, si trova una mendicante zingara con in mano un bicchiere di plastica per l'elemosina.
Sono venuti dalla Romania e dall’Ungheria, stati membri dell'UE con un basso tenore di vita ma all'interno della zona Schengen e quindi senza bisogno di un visto.
Non vengono per loro volontà, sono stati inviati dai loro baroni che costruiscono enormi castelli e li arredano nel miglior stile sgargiante degli zingari con i soldi acquisiti dai mendicanti.
Dopo tre mesi sui marciapiedi svedesi vanno a casa per essere sostituiti da un altro gruppo di mendicanti.
La polizia svedese non interferisce con questi mendicanti.
Dicono che non c'è nessuna legge per fermare gli zingari. Hanno paura di essere condannati per discriminazione razziale se lo fanno. Gli zingari sono colorati; ci sono uomini e donne, vecchi e di mezza età, non più di due in ogni luogo.
La logistica non deve essere facile: così tante persone così equamente distribuite, ma i baroni zingari li gestiscono senza problemi: non ho mai osservato una lotta o anche un litigio tra i mendicanti.
Essi sono stati addestrati a sorridere; qualcosa che non si vede mai in Europa orientale, dove i mendicanti sono torvi come gli edifici degli anni 1950.
I rifugiati provenienti dalla Somalia e dal Sudan, vittime di precedenti interventi degli Stati Uniti, non cercano l’elemosina. Loro affollano città svedesi minori; lo Stato svedese paga per la loro sistemazione e fornisce qualche piccolo sussidio per la loro vita. Essi non sono autorizzati a lavorare, e d’altronde non vi è alcuna richiesta per il loro lavoro. Di solito si siedono e aspettano mentre la loro domanda di rifugiati sia esaminata e (di solito) respinta. Poi scompaiono dal radar.
Non piangere per tutti gli svedesi però. I padroni di casa e i funzionari fanno una fortuna da questa disposizione (sui rifugiati, ndt). Lo Stato svedese paga 500 SEC (50 €) a notte per camera per i rifugiati. Si tratta di un buon affare in piccole città sperdute. Di solito lo Stato preferisce proprietari più grandi con molte camere da offrire che sono in grado di offrire una tangente al funzionario responsabile delle sistemazioni.
Divertente come l'uomo considerato "il più schietto razzista svedese" e fiero combattente dell'immigrazione, Bert Karlsson, ha fatto una fortuna affittando camere ai somali.
Oltre ai rifugiati e gli immigrati consegnati alla Svezia dalle guerre statunitensi e dall’allargamento imposto all’UE dagli USA, la Svezia e gli altri paesi dell'Europa occidentale sono minati dall’arrangiamento del genere (inteso come orientamento sessuale, ndt) guidato dagli Usa.
Ci sono pochi bambini; le scuole vengono chiuse. I gay hanno pieni diritti; le donne hanno la priorità nel prendere i posti di lavoro. I ragazzi hanno minori opportunità: dalla TV di stato ai parrucchieri i posti di lavoro sono occupati dalle donne. I sacerdoti della chiesa svedese sono principalmente donne; i vescovi stato nominati dallo stato in base al loro sostegno per il sacerdozio femminile.
"La Svezia è l'Arabia Saudita del femminismo", ha scherzato Julian Assange, fondatore di Wikileaks, imprigionato per il terzo anno presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra.
Lui è un esperto: due ragazze svedesi si sono lamentate che le ha violentate perché aveva avuto con loro rapporti sessuali consensuali ma non protetti. Il procuratore svedese Marianne Ny ha detto che in questi casi, un uomo dovrebbe essere in galera, anche se si dovesse poi scoprire che è innocente. La Svezia ha il più alto tasso di denunce di stupro, la maggior parte di queste denunce sono riconosciute come false accuse. Questo non promuove l’amore tra i sessi.
L'educazione si occupa di “castrare” gli uomini4 e le bellissime ragazze svedesi spesso preferiscono maschi stranieri più virili. (Lo so bene, come maschio straniero abbronzato e baffuto ho sposato una splendida ragazza svedese molti anni fa). Le svedesi si sposano sempre meno, e hanno sempre meno figli, nonostante l'assistenza del governo sia molto generosa.
Molti osservatori conservatori danno la colpa alle femministe. Eppure, anche se gli uomini hanno chiaramente perso la guerra, la vittoria delle donne se esaminata perde di valore.
Una volta le donne avevano una scelta: potevano entrare nel mondo del lavoro o rimanere a casa con i bambini. Una volta le donne potevano crescere una famiglia senza sensi di colpa. Un tempo le donne potevano godere per aver flirtato con qualcuno. Non più. La demascolizzazione degli uomini è stata subito seguita dalla defemminilizzazione delle donne.
C'è un consenso tra i detentori del potere che gli uomini “femminilizzati” sono più facili da controllare, per questo incoraggiano l'omosessualità. La perdita dell’identità maschile è una chiave di volta nella riprogrammazione del genere umano in un gregge obbediente perché gli uomini forti sono imprevedibili. Uomini forti sono inclini alla ribellione, pronti al sacrificio e pronti all’azione. Non è un caso che i nemici dell'Impero sono tutti maschi virili, siano essi Gheddafi, Castro, Chavez, Lukashenko, Putin o Julian Assange.. Sembra che gli uomini sono stati presi di mira per l'eliminazione; le formiche che lavorano non hanno bisogno di sesso.
Gli svedesi hanno fatto un culto dei neri, anchesso importato dagli Stati Uniti, se siamo giudichiamo da Rachel Dolezal5. I neri dovrebbero essere meglio e più intelligenti rispetto ai bianchi. Nel film Terminator è uno scienziato nero che inventa il meraviglioso circuito integrato; lotta insieme con la donna combattente bianca contro malvagi uomini bianchi. In Matrix il nero Morpheus è un (agente) operativo di Sion (sic!) che salva la razza umana.
C'era un presidente nero nel film Quinto Elemento6 prima di Obama. Molti svedesi senza figli adottano bambini neri e asiatici importati, un'altra tendenza culturale americana fondata da Angelina Jolie.
Questo razzismo inverso non è diverso dall’ordinaria diversità (scusate ma non riesco a tradurre meglio questa frase, ndt). I neri sono belli ma in nessun modo sono meglio degli svedesi bianchi e rosa.
Lo svedese medio è infelice. In una piccola città con un’alta percentuale di rifugiati e immigrati, circa il 40% vota per il partito di estrema destra, i Democratici di Svezia.
Nonostante una feroce campagna dei media contro di loro hanno ottenuto il 12% nazionale.
La sinistra ha ricevuto la maggioranza relativa dei seggi al Parlamento, dopo anni di dominio della destra.
Dopo le elezioni, i mainstream di sinistra e di destra hanno unito le forze in un programma di compromesso, apparentemente per mantenere i Democratici di Svezia fuori. Gli elettori di sinistra sono sentiti truffati. Perché preoccuparsi e votare se il risultato è un compromesso tra le parti?
Non piangete neanche per il destino dei Democratici di Svezia.
Questo è un timido partito filo-sionista la cui più nota azione politica ad oggi è stata quella di organizzare una gay parade in un quartiere musulmano. Loro glorificano lo Stato ebraico come i loro fratelli in altri paesi europei fanno. Accettano il programma sul genere del Nuovo Ordine Mondiale. Sono contro gli immigrati e i rifugiati, mai contro chi invia le ondate d’immigrati in Svezia. Il contrario: loro sostengono il regime di Kiev, l’animale bastardo dei neocon, e odiano la Russia come ogni buon sostenitore NWO dovrebbe.
Così è difficile vedere da dove la libertà del continente verrà, se mai essa potrà mai giungere.

Israel Shamir
Fonte: http://mycatbirdseat.com
Link: http://mycatbirdseat.com/2015/08/92636-a-cold-summer-for-europe-israel-shamir/
10.08.2015

Traduzione per www.comedonchiosciotte.org a cura di CHACHOIRO QUENTYE


Referenze

1http://mondoweiss.net/2015/07/greeces-syriza-military
 2http://www.veteransnewsnow.com/2015/08/02/520505-corbyn-the-antidote-to-the-blairite-virus-and-zionist-snake-bite/
3http://www.middleeasteye.net/columns/middle-east-chaos-cock-or-conspiracy-895892631
4 http://www.israelshamir.net/English/Unmanning.htm
5http://www.usatoday.com/story/news/nation/2015/06/12/spokane-naacp-president-ethnicity-questions/71110110/
6 http://www.imdb.com/title/tt0119116/